"Hello goodbye", una lenta e appassionante discesa negli inferi

Quello di Claudio Grattacaso (edito da Baldini & Castoldi) è un romanzo agile, di pochi personaggi e con uno stile di crescente incisività, che pagina dopo pagina coinvolge il lettore

"Hello goodbye", una lenta e appassionante discesa negli inferi

Onde, spiagge, inverno, più buio che luce. Le prime righe del romanzo trascinano il lettore nell'atmosfera di "Enigma in luogo di mare" di Fruttero e Lucentini. Ma la premiata ditta del giallo all'italiana raccontava l'Italia del 1991, il declino quasi il disfacimento della società dello spettacolo degli anni Ottanta negli intrecci di un'investigazione. Nell'Enigma l'omicidio apre la narrazione e da lì si dipana la matassa.

In "Hello, goodbye" (di Claudio Grattacaso, Editore Baldini&Castoldi, Pagg. 206) c'è l'Italia dei giorni nostri: il mare non è amico, divora la costa e corrode con la salsedine animali, cose e uomini. E la malinconia marina è solo lo squarcio su abissi di disperazione che s'incrociano nella narrazione. La narrazione nei primissimi capitoli sembra lenta come appunto i ritmi di una località marina in bassa stagione. Poi la discesa agl'inferi dei protagonisti subisce una costante accelerazione, i toni del noir si fanno più cupi, il viaggio senza ritorno per l'inferno assume i contorni della picchiata suicida. Fino al colpo di scena finale.

Un inferno dominato dal demone dostojevskiano del gioco e dal demone ancor più nero di vite qualunque che aspirano a un'irraggiungibile normalità. Vite liquide alla Baumann, disancorate da ogni valore, amore, amicizia, solidarietà civile. Il vero noir emerge dal romanzo di Grattacaso proprio in questa dimensione, questo spaccato di Italia ripiegata su se stessa, ciò a prescindere dalla contingenza pandemica.

Il merito dell'autore è aver evitato gli eccessi narrativi con un romanzo agile, di pochi personaggi e con uno stile di crescente incisività, che pagina dopo pagina coinvolge il lettore. Mostrando uno spaccato efficace di una società che appare allo sbando, in perenne e affannoso slalom tra debiti del presente e occasioni perdute del passato.

Il concetto di vite liquide degenera nella narrazione (una degenerazione sapientemente dosata dall'autore) in una melma, un blob nichilista che quasi trasfigura in una perversa voluttà del fallimento. Il passato dei personaggi protagonisti è una dimensione quasi trascendentale, metafisica, non più raggiungibile e talmente lontana da lasciare il dubbio di un suo reale verificarsi nel quotidiano delle esistenze. Al posto delle lire rassicuranti di Fruttero e Lucentini ci sono gli euro minacciosi e sfuggenti, sempre insufficienti a garantire un'esistenza appagante. La discesa agli inferi generalmente crea una tensione crescente che avviluppa i personaggi e li costringe a una concatenazione di eventi che sembrano derivare da un deus ex machina, una sovrastruttura al di fuori della narrazione.

Nel caso di "Hello, goodbye" tutto avviene quasi per intero nella volontà, nella libera determinazione e nel cupio dissolvi dei personaggi. L'arte, è proprio vero richiede di togliere anziché mettere, eliminare invece di aggiungere. In questo Grattacaso costruisce dialoghi funzionali agli intrecci narrativi, nè una parola di più né una di meno. E poi il contesto fisico in cui le vicende del romanzo si svolgono. Una gigantesca periferia desertificata socialmente, economicamente, politicamente.

Lontana d tutto, non più provincia virtuosa ma avamposto anche fisico della permanente crisi italiana. Un cancelletto mal riparato da cui penetrano le mareggiate, una strada statale che si allaga puntualmente, interni domestici cadenti e poco curati. Una lettura che prende e si lascia scorrere con piacevole angoscia.

Hello Goodbye

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