Vasilij Grossman, un angelo in volo sull'inferno sovietico

Dalle rivoluzioni di inizio Novecento alla dittatura staliniana e alla guerra. L'opera di uno scrittore ormai entrato nel pantheon della letteratura russa

Vasilij Grossman, un angelo in volo sull'inferno sovietico

A cinquant'anni esatti dalla sua scomparsa, la Russia ospita per la prima volta un Convegno internazionale sulla figura del grande romanziere Vasilij Grossman (1905-1964). Proprio oggi infatti, a Mosca, presso la Casa dell'Emigrazione Russa intitolata ad Aleksandr Solzenicyn, si apre il Convegno «L'eredità di Vasilij Grossman: originalità di un classico del XX secolo».

L'iniziativa, una volta tanto, è di un centro di ricerca italiano, il torinese «Centro Studi Vasilij Grossman», che ha riunito nella capitale russa quaranta tra i migliori studiosi del grande scrittore. I lettori del Giornale conoscono bene la vicenda di Grossman e dei suoi scritti: le sue corrispondenze di guerra al seguito dell'Armata Rossa (tra cui il racconto sulla liberazione del Lager di Treblinka utilizzato a Norimberga), il romanzo-epopea su Stalingrado ( Per la giusta causa , 1952), la riflessione critica che portò lo scrittore a modificare l'impianto originario della seconda parte e a comporre Vita e destino , la confisca del relativo dattiloscritto da parte del KGB (1961), il fortunoso salvataggio di una copia trafugata in Svizzera dove il libro fu pubblicato soltanto nel 1980. Sanno anche, i nostri lettori, che Grossman fu co-autore del «Libro nero» sul genocidio nazista nei territori sovietici tra il 1941 e il 1945, opera che Stalin decise cinicamente di non pubblicare sacrificando gli ebrei russi sull'altare del generico e astratto «uomo sovietico». Anche i particolari della pubblicazione postuma dell'altro grande romanzo di Grossman, Tutto scorre... , sono ormai piuttosto noti: basti dire che i russi poterono leggere questi romanzi solo dopo la perestrojka , negli anni 1988-89.

Con la ricostruzione della vicenda biografica ed editoriale e con la sua divulgazione non si esaurisce, com'è ovvio, lo studio dell'opera di un grande scrittore come Grossman: un grande lavoro, anzi, attende ancora gli studiosi e il convegno intende farne il punto.

Un primo problema è costituito dalla ricostruzione dei testi secondo le ultime volontà dell'autore. Si tratta di un problema causato dalla particolare condizione dello scrittore sotto la dittatura sovietica: da un lato, l'impossibilità di Grossman di controllare personalmente le bozze in vista della pubblicazione all'estero, dall'altro, la necessità di distribuire più versioni del medesimo testo a diversi amici allo scopo di salvarne almeno una copia. Ne segue che le copie risultano spesso diverse, e dunque gli studiosi devono fare un lavoro di confronto, valutazione, scelta delle cosiddette «varianti del testo». Pensiamo solo a Tutto scorre... , corretto da Grossman fino all'ultimo istante sul letto di morte, in ospedale: il testo pubblicato in Russia nel 1989 e tradotto poi nelle diverse lingue non è l'ultima versione licenziata dal romanziere, messa a disposizione degli studiosi soltanto pochi mesi fa dalla Biblioteca Houghton dell'Università di Harvard. Analogamente occorre controllare i testi dei romanzi pubblicati con l'archivio privato dello scrittore requisito nel 1961 e restituito lo scorso anno alla sua famiglia.

Importante è ancora stabilire il ruolo che Grossman occupa nella cultura russa del XX secolo, nonché il suo rapporto con gli altri classici della letteratura russa: nel convegno verranno esaminate soprattutto le relazioni tra i romanzi di Grossman e le opere di Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Babel', Platonov, l'eredità che Grossman ha lasciato ai suoi posteri, come pure le trasposizioni teatrali e cinematografiche delle sue opere.

Date le caratteristiche di Vita e destino e di Tutto scorre... , poi, un punto decisivo è costituito dal rapporto tra fonti storiche e letteratura: diversi interventi programmati nel convegno si focalizzano in particolare sulla rielaborazione letteraria dei diari e delle corrispondenze di guerra dello scrittore che, occorre ricordarlo, passò in prima linea oltre tre anni. È evidente che il risultato di questi studi porterà a stabilire quale possa essere il valore storico e giuridico della testimonianza di Grossman, come nel caso della testimonianza accolta al Tribunale di Norimberga.

Più al fondo, poi, c'è da studiare la peculiarità estetica e ideologica degli scritti di Grossman: la sua riflessione sulla Rivoluzione di Febbraio e su quella d'Ottobre, la resa artistica della realtà concentrazionaria e della Russia sovietica, la sua concezione della giustizia, il giudizio formulato sui totalitarismi gemelli, nazismo e comunismo.

C'è da comprendere, in fin dei conti, il mistero di questo scrittore: come cioè nel regno della dittatura più soffocante sia potuto sorgere un poeta purissimo della libertà, come da una realtà grigia e squallida come quella della quotidianità sovietica si sia potuto levare un inno al valore spirituale dell'umano, come nello Stato del menefreghismo trionfante Grossman abbia potuto modulare il canto alla comprensione reciproca, alla compassione infinita nei confronti persino dei traditori, di quelli che egli stesso definisce «Giuda».

In questa libertà, umanità e compassione è racchiuso il segreto di un autentico classico del XX secolo.

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