Dai falò di Napoli dipende la sopravvivenza di Prodi

Napoli brucia. Non potendo più convivere con le montagne di rifiuti che crescono in continuazione, i cittadini danno fuoco ai cassonetti. Preferiscono il rischio diossina a quello del colera. Di fronte a questa alternativa drammatica l'esigenza primaria non è quella di aprire un dibattito sulle responsabilità di un simile degrado ma quella di trovare una qualunque soluzione al problema. Purché sia rapida ed impedisca che con l'arrivo dell'estate la situazione diventi incandescente ed incontrollabile. In questa linea si collocano l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha chiesto interventi urgenti, e l'assicurazione del commissario straordinario Guido Bertolaso che tali interventi ci saranno. Sempre, ha aggiunto, che sia possibile realizzarli.
La precisazione di Bertolaso, che non più tardi di alcune settimane fa aveva rassegnato le dimissioni dal proprio incarico in aperta polemica con il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, l'urgenza non riguarda più solo gli interventi ma anche l'individuazione delle responsabilità. Come pensare di riportare in tempi brevi la normalità nelle strade di Napoli e della Campania se c'è qualcuno che, come nel passato, anche ora impedisce che vengano prese tutte le misure necessarie?
Nella identificazione queste responsabilità bisogna essere chiari. Non convince il discorso della colpa collettiva ripartita in egual misura tra Antonio Bassolino e Antonio Rastrelli, centrosinistra e centrodestra, camorra e magistratura, comuni ribelli e ambientalisti, Alfonso Pecoraro Scanio e Rifondazione. Il principio del «tutti colpevoli, nessun colpevole» è fasullo. E serve solo ad alimentare la tesi assolutoria della classe politica secondo cui la colpa vera è del presunto scarso senso civico dei napoletani.
La verità, invece, è che esiste una precisa graduatoria di responsabilità. E che in cima alla lista c'è il centrosinistra che da oltre dieci anni governa una regione ed il suo capoluogo divenuto nel frattempo una megalopoli. E c'è, soprattutto, il sistema di governo adottato da questa coalizione. Quello che consente ai settori marginali ma determinanti della maggioranza di paralizzare l'azione di governo in nome dei propri interessi.
In cima alla lista dei responsabili, allora, ci sono Bassolino, Rosa Russo Iervolino ma anche i dirigenti nazionali del centrosinistra, Romano Prodi in testa.

In nome della sopravvivenza del governo consentono ai Verdi di Pecoraro Scanio, ai comunisti di Franco Giordano ed a tutti i gruppi e gruppetti dell'ultrasinistra di paralizzare l'azione del governo stesso. Se dunque Bertolaso si troverà di nuovo con le mani legate, avrà solo un posto dove andare. A Palazzo Chigi a rassegnare le dimissioni!

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