Diego Ruiz e i trentenni in crisi d’identità

Claudio Fontanini

Sulla scia del successo di Orgasmo e pregiudizio (7 anni di repliche), Diego Ruiz torna a raccontare l’universo dei trentenni in crisi d’identità. Al secondo anno di repliche al teatro dei Satiri, Il matrimonio può attendere, regia di Nicola Pistoia, è un esilarante viaggio nei rapporti di coppia (con Ruiz in scena c’è Francesca Nunzi) tra desideri nascosti e voglia di maternità, ambizioni e responsabilità, tenerezze e voglia di libertà.
«Volevo scrivere una sorta di seguito ideale di Orgasmo e pregiudizio mantenendo gli stessi personaggi ma collocandoli in una situazione diversa - spiega Ruiz - mi piace raccontare quello che provo sulla mia pelle e così ho voluto rappresentare i problemi causati dalla consapevolezza dell’età, il rapporto col corpo che cambia, i ragionamenti e l’agire. E poi ho voluto scrivere questa commedia anche per testimoniare che non esistono soltanto i trentenni di Muccino».
«Il nostro rapporto col pubblico è bellissimo e confidenziale - continua Ruiz - e grazie all’intimità della sala nella quale recitiamo, sentiamo ogni sera una totale identificazione con gli spettatori che si rivedono e si riconoscono nelle situazioni e nelle battute della commedia». Lo spettacolo ha successo, i «tutto esaurito» fioccano ma Diego Ruiz approfitta dell’occasione per uno sfogo amaro.


«Noto una grande indifferenza degli addetti ai lavori nei confronti di nuove produzioni come la nostra, siamo al quinto mese di repliche e non è venuto nemmeno un addetto ai casting. Volevamo portare al cinema Orgasmo e pregiudizio ma abbiamo dovuto rinunciare».
Dopo l’impegno romano, Ruiz porterà il suo spettacolo in Svizzera a febbraio.

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