Ecco l’amore ai tempi dei «coatti»

Claudio Fontanini

Quattordici giovani (più il maturo Aldo Donati) si sfidano a colpi di note, battute, stornelli e acrobazie e una periferia marina (Ostia) a far da sfondo alle vicende di personaggi al bivio della vita.
Lungomare, in scena al Parioli, segna il debutto al musical di Maurizio Costanzo che con il decisivo aiuto di Alex Britti (autore delle belle musiche) offre l’opportunità agli interpreti di «Amici» (tutti tra i 20 e 30 anni) di misurarsi con un testo semplice, popolare e malinconico.
Amori tra coatti e sogni di rivincita, amicizia e solidarietà, sfide alla vita e voglia di normalità. Sul tappeto musicale di 14 brani eleganti, trascinanti, brillanti ed emozionanti (i migliori sono Mannaggia a te, Cielo di Roma - moderno omaggio a Roma nun fa’ la stupida stasera - Ti vorrei più vicino e Donna come) sfilano Roberto, un «capo» baldanzoso, duro e puro (Enrico Pittari, l’unico attore che non mantiene in scena il suo nome anagrafico), una provocante aspirante velina (la debuttante Veronica Rega), una romana verace (Romina Carancini), un calabrese trapiantato (Francesco De Simone), una romantica sognatrice (Monica Hill), un canadese che sogna di diventare il nuovo Ricky Martin (Timothy Snell), una coppia di innamorati (Antonio Baldes e Claudia Mannoni), il cugino del capo-comitiva e la sua donna (Andrea Cardillo e Valeria Monetti), una mollata arrabbiata (Irene Guglielmi, la più bella voce del gruppo), una colta universitaria (Maria Stefania Di Renzo), un pugliese che vorrebbe esibirsi a New York (Leonardo Fumarola) e una sfacciata senza segreti (Marianna Scarci).
Poi c’è Ginetto (Aldo Donati, ex Schola Cantorum), una sorta di Grillo parlante che dispensa consigli e ricordi (toccante Cocca con le immagini in bianco e nero di Ostia anni ’60 a incorniciare l’interpretazione). Elementare, schematico ed essenziale (scena minimalista di Mario Catalano e regia di Patrick Rossi Gastaldi) con virata finale nel dramma (qualcuno ha rapito la piccola sorellina di Roberto), Lungomare vorrebbe essere una sorta di Scugnizzi in romanesco senza quella forte vena realistica.

Così, forse anche per colpa di facce pulite da «piccole star» televisive con le quali è difficile identificarsi totalmente (e a teatro è d’obbligo farlo), il tutto risulta alla fine un po’ facile con una sfida artistica vinta a pieni voti sfruttando, però, le armi più convenzionali.
Repliche fino al 15 gennaio e ritorno al Parioli dal 7 al 26 febbraio.

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