Popolare Bari, niente aumento con il dl Crescita

Il presidente Jacobini resta saldo al timone e mette nel mirino 500 milioni di crediti d'imposta

La famiglia Jacobini resta saldamente al comando della Popolare di Bari. È questa la risultanza principale dell'assemblea dell'istituto pugliese che si è svolta domenica scorsa. Nonostante le indiscrezioni della vigilia dessero quasi per scontato il passo indietro del numero uno, Marco Jacobini, alla fine l'esito è stato del tutto differente. «Sono il presidente, ci sono, resto, non mollo e difendo questa banca», ha dichiarato.

Jacobini ha ribadito, negli ultimi due esercizi di essere pronto a cedere il passo, ma - secondo quanto si apprende - è rimasto sia per rispetto dell'istituzione che per non lasciare la banca a se stessa in una fase di transizione molto difficile.

L'assemblea, infatti, ha approvato un bilancio con 420,2 milioni di perdite dovute a svalutazioni e rettifiche e le proteste degli azionisti sono risuonate anche al di fuori del padiglione della Fiera del Levante di Bari allestito per l'assise, chiusa alla stampa. Contestualmente sono stati nominati i nuovi consiglieri:Francesco Ago, che i rumor davano per candidato alla presidenza, Giulio Codacci Pisanelli e Patrizia Michela Giangualano assieme ai confermati Vincenzo de Bustis, amministratore delegato cooptato a fine 2018, Gianvito Giannelli e Francesco Pignataro. I soci hanno approvato a larga maggioranza un piano di rafforzamento che passa per due punti cardine: una cartolarizzazione di crediti in bonis per 400 milioni e la cessione della quota di controllo in CariOrvieto che è iscritta a bilancio per 55 milioni e, dunque, foriera di plusvalenze.

La vittoria di Jacobini si sostanzia nell'aver evitato il ricorso all'aumento di capitale (è comunque in corso un'ispezione di Bankitalia che comunque avrà l'ultima parola). Il punto cardine è la miliardaria richiesta di danni alla Commissione europea per la vicenda Tercas, nella quale l'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi era stato inizialmente bollato come aiuto di Stato. La seconda leva di rafforzamento patrimoniale che Jacobini intende utilizzare è il credito di imposta da 500 milioni di euro sulle imposte differite riconosciuto dal decreto Crescita per le fusioni tra società finanziarie con sede nelle Regioni meridionali. L'obiettivo del presidente è quello di seguire il «modello Creval», cioè niente diluizione dei soci. Realizzare una fusione bancaria richiederebbe tempi lunghissimi (la Popolare di Bari dovrebbe essere capofila di un'integrazione con Popolare di Puglia e Basilicata, Popolare del Lazio e Banca di Credito Popolare di Torre del Greco). Si pensa di accelerare ricorrendo a una fusione tra finanziarie con tempi molto più brevi rimandando il capitolo integrazione a una fase successiva.

Anche sul capitolo quotazione, richiamato in assemblea dall'ad de Bustis, c'è molta freddezza in quanto a Bari è opinione diffusa che quel decreto emanato dal governo Renzi avesse il dichiarato obiettivo di colpire realtà autonome sui territori.

GDeF

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