Stellantis stoppa la "Mirafiori" francese

Mancano i chip, sospesa la produzione a Sochaux. Soffre anche Honda

Stellantis stoppa la "Mirafiori" francese

La maledizione dei microchip continua imperterrita a colpire e si aggiunge, per i costruttori di veicoli, alle altre pesanti difficoltà di approvvigionamento (materie prime), nonché alle incognite determinate dalla crisi energetica e dai prezzi del gas, ieri oltre i 300 euro a megawattora. A farne le spese, almeno fino a domani, dopo averne già sofferto a inizio estate, è lo storico stabilimento produttivo di Sochaux (Borgogna-Francia Contea) non distante dal confine svizzero, in grado di sfornare fino a 400mila vetture l'anno.

Sochaux, prima di essere al servizio di Stellantis, è stato il più importante impianto di Peugeot nell'ex Psa Group, una sorta di «Mirafiori d'Oltralpe» guardando agli anni d'oro di Fiat. Ora, da questa fabbrica, escono i modelli 3008 e 5008 con il marchio del Leone. Tra i suoi fornitori di microchip figura la tedesca Continental

Ancora in casa Stellantis, il sito lucano di Melfi riaprirà lunedì, ma la ripresa produttiva «avverrà in modo graduale per effetto di alcuni lavori effettuati dentro l'impianto e dei tempi necessari alla salita produttiva». Restano, inoltre, le preoccupazioni per la carenza di semiconduttori che potrebbe determinare ulteriori stop.

Non è solo l'Europa a subire la maledizione dei microchip. Anche Honda, in Giappone, è dovuta ricorrere al piano di emergenza, annunciando il 40% in meno di produzione a inizio settembre nel sito di Saitama, nei pressi di Tokio. Stessa sorte per la fabbrica di Suzuka, ma con un taglio del 30 per cento.

A incidere sulla crisi dei semiconduttori è soprattutto il fatto che l'industria dell'auto non rappresenta il cliente principale per i colossi del comparto, rispetto ai big degli smartphone, dei Pc e dell'elettronica di consumo.

Ford Motor Company, intanto, dopo aver comunicato l'uscita di 3mila dipendenti negli Usa e in India, ha puntato i riflettori sull'Europa, confermando gli investimenti (seppur in ritardo sui programmi previsti) sostenuti dal governo di Madrid. Il gruppo americano ha comunque ribadito che la forza lavoro in generale dovrà essere rivista alla luce della maggior concentrazione sulle auto elettriche la cui produzione richiede meno manodopera.

E a proposito di mobilità con la spina, dalla California rimbalza la notizia che l'Air Resources Board si appresterebbe a vietare la vendita di auto nuove a benzina entro l'anno 2035. Dal 2026, in proposito, il 35% delle nuove vetture, pick-up inclusi, dovrà essere a emissioni zero. Quota che salirebbe al 51% nel 2028, al 68% nel 2030 e al 100% nel 2035. Inoltre, solo il 20% delle vetture vendute dovrebbero essere ibride ricaricabili.

Il piano è stato diffuso a pochi giorni dalle misure green varate dalla Casa Bianca che prevedono anche congrui crediti d'imposta e agevolazioni varie a beneficio della produzione di auto elettriche, purché nel Paese, e della catena di fornitori locali.

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