Esplosa la bomba: Linate torna a volare dopo sei ore di stop

Disinnescato ieri mattina l’ordigno bellico ritrovato a Redecesio. Disagi contenuti per i passeggeri allo scalo Forlanini

Esplosa la bomba: 
Linate torna a volare 
dopo sei ore di stop

La domenica degli sfollati di Segrate finisce con un’ora di anticipo rispetto alla tabella di marcia prevista per far brillare la bomba della seconda guerra mondiale ritrovata nel cantiere della Serravalle a Redecesio. E alle tre del pomeriggio Linate può già ricominciare a volare. Dopo uno stop del traffico aereo di sei ore, sei voli cancellati, sedici riprogrammati e altri quattordici atterrati in scali diversi per consentire le operazioni di brillamento dell’ordigno bellico. In una giornata di passione per l’esodo dei vacanzieri a una settimana da Ferragosto. Di disagi ce ne sono stati, sì ma solo per alcuni. Per quelli che si sono presentati ieri mattina senza essere stati avvertiti dalla propria compagnia aerea che la partenza era stata spostata su Malpensa e per quelli ai quali i call center ha confermato che il loro aereo sarebbe partito da Linate, sbagliando. "L’unica a non sapere niente della bomba era Alitalia - sbotta una signora in coda al check in -. Fino all’ultimo non è riuscita a dirci se il nostro volo era confermato o meno". Ma per gli altri, la stragrande maggioranza dei viaggiatori, è andato tutto liscio. Erano stati avvertiti per tempo, e a chi è stato spostato l’orario all’ultimo momento alcune compagnie hanno regalato un buono per il pranzo. Mentre a sette chilometri di distanza, gli artificieri del X Reggimento Genio Guastatori erano al lavoro dalle sette del mattino per disinnescare l’ordigno che, a quanto pare e vista la zona, non sarà nemmeno l’ultimo. Una bomba d’aereo americana tipo AN-M GP da 500 libbre con 120 chili di esplosivo nella pancia ritrovata il 20 luglio scorso, a cui sono state prima tolte le due spolette e poi, sistemata a undici metri di profondità e coperta di sabbia, è stata fatta esplodere in una nuvola nera.
"Dall’agitazione non ho nemmeno dormito la notte", racconta la signora Barbieri dalla parrocchia di Redecesio dove la protezione civile ha allestito un centro di accoglienza per gli sfollati. Che dovevano essere 1.300 e invece erano soltanto una cinquantina ad aver lasciato le loro case nel raggio di 500 metri. Compresi una quindicina di rom che hanno lasciato le loro roulotte proprio di fronte al cantiere. "Siamo venuti qui e abbiamo fatto colazione, poi ci hanno dato il pranzo - spiegano i coniugi Ghilardi, pensionati anche loro come la maggior parte di chi è rimasto in città -. Quattro anni fa, c’è stata un’altra bomba e abbiamo fatto la stessa cosa. Siamo abituati noi...". Marianna e Giuseppe Nappa invece sono arrivati con tutta la famiglia. "Che dice, siamo al sicuro qui?". Hanno portato i bambini che giocano nel cortile perché per loro, dice la madre, è un divertimento. Gli agenti della polizia locale di prima mattina hanno fatto il giro di tutte le case per assicurarsi che nessuno rimanesse dentro.

"Non abbiamo avuto nessun problema per lo sgombero - spiega il sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini -. La gente ha collaborato, quando abbiamo bussato alle porte non c’era già più nessuno. Per loro è stata una domenica diversa, di socialità. Come un pranzo di Ferragosto in anticipo".

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