Grecia, in cella chi ha debiti con lo Stato

Basteranno mille euro non versati all'erario per finire in prigione. Ma le carceri sono affollate: detenzione in caserma

Mille euro di cartella esattoriale non pagata allo Stato e si va dritti in carcere. Il disegno di legge, appendice dei tre memorandum della troika per concedere alla Grecia il maxiprestito miliardario, arriva nel Parlamento di Atene e minaccia di sollevare un polverone. Il governo, al fine di introdurre restrizioni e rigore tout court a un Paese sempre più in ginocchio, decide di spostare i termini della questione sulla libertà personale e propone la pena detentiva per chi non ha pagato le tasse.

Sarà sufficiente un debito con l'erario anche di soli mille euro per essere arrestati e condotti nelle caserme militari che il sottosegretario alla Giustizia Kostas Karagounis ha individuato come nuove prigioni ad hoc. Si chiameranno centri di detenzione debitori e ospiteranno solo i morosi. Ed è per questo che, nel corso di un'audizione in commissione Giustizia della Camera sulla congestione delle carceri greche, ha osservato che il governo è alla ricerca di aree alternative per i condannati di reati economici e che il Dipartimento della Giustizia si è già attivato, in quanto «i luoghi cercati sono quelli rurali e fino al completamento delle nuove strutture si cercheranno soluzioni temporanee». Un passaggio su cui si era espresso una settimana fa anche il ministro della Giustizia Antonis Roupakiotis, segnalando che le nuove aree saranno adibite a reati di minori intensità, di natura finanziaria.

A chi gli ha fatto notare che si tratterebbe di veri e propri «campi di concentramento per evasori», il ministro ha risposto che ciò rientra nella strategia di decongestionamento delle carceri, spostando chi ha commesso reati finanziari in aree esclusive. Ma il provvedimento rischia di amplificare la protesta sociale nel Paese, dove a fronte di mancate entrate per l'erario di due miliardi da nuove tasse, si registra un impoverimento di massa, con lo sgretolamento del tessuto imprenditoriale e di conseguenza anche di lavoratori e famiglie. Si prenda il settore dell'editoria, con un crollo verticale delle vendite del 70% che ha significato quindicimila giornalisti licenziati, dieci testate chiuse, oltre a poligrafici e lavoratori dello stesso indotto. Inoltre dall'inizio del biennio maledetto della crisi, in Grecia si sono tolte la vita circa duemila persone, il caso più eclatante è quello di un farmacista che si è sparato con una doppietta nei giardini di piazza Syntagma, proprio dinanzi al Parlamento dove si stava votando sì al piano lacrime sangue imposto dalla Merkel. Mentre la troika continua a chiedere la testa di 20mila dipendenti pubblici.

Il decreto giunge nelle stesse ore in cui ad Atene si sta celebrando il processo più importante della storia recente del Paese, con alla sbarra degli imputati il potentissimo ex ministro dell'Interno Akis Tzogatzopoulos, 73enne braccio destro del padre padrone socialista Andreas Papandreou, accusato di evasione fiscale e tangenti milionarie per la fornitura di armi. «Siamo vittime di violenza di stato, sia io che mia moglie e mia figlia», ha detto l'ex ministro al termine di un'udienza surreale, in un'aula dove mancavano addirittura le sedie per i legali.

Ma secondo l'accusa avrebbe costruito una serie di società off-shore per riciclare ameno 160 milioni di euro frutto di commissioni illegali e fondi neri quando, da titolare della Difesa, avallò l'acquisto di sommergibili tedeschi e sistemi missilistici russi. E ha minacciato di chiamare come testimoni gli ex premier socialisti Simitis e Papandreou.

twitter@FDepalo

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