Regolamento imballaggi: l'Ue penalizza l'Italia

"A rischio milioni di investimenti": la denuncia dell'europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini

Regolamento imballaggi: l'Ue penalizza l'Italia

La nuova normativa relativa agli imballaggi proposta dalla Commissione europea potrebbe avere pesanti ripercussioni sull'economia italiana: la denuncia arriva dall'europarlamentare Massimiliano Salini, che parla del rischio di mandare in fumo milioni di investimenti.

La bozza prevede, in sostanza, un'ulteriore stretta sugli imballaggi in plastica, specie per quanto riguarda le buste ultraleggere, con riduzioni considerevoli. Fra le varie proposte, l'estensione dell'obbligo di contenuto riciclato, una riduzione dei rifiuti di imballaggi in plastica pro capite, la revisione della norma europea EN 13432 finalizzata al chiarimento dei requisiti di biodegradabilità e compostabilità, e molto altro. La relatrice dell'Europarlamento sul regolamento per la riduzione degli imballaggi Frederique Ries ha inoltre parlato di un obiettivo di raccolta differenziata del 90% fissato per il 2029.

"Di fronte al mancato raggiungimento in Ue dei target dell'attuale direttiva", scrive in una nota il rappresentante di FI, "invece di studiare le best practice di Paesi come l'Italia, che grazie alla capacità innovativa delle imprese e a un sistema virtuoso di economia circolare ha centrato con sei anni di anticipo gli obiettivi, l'esecutivo europeo ha deciso improvvisamente di cambiare modello, puntando sul riuso senza una valutazione credibile, né economica né ambientale".

Strumento impositivo

L'adozione di un rigido e impositivo strumento normativo, inoltre, mina la libertà di scelta dei Paesi membri dell'Ue, colpendo nel cuore il principio di sussidiarietà: ecco perchè il gruppo del Ppe ha presentato alla Commissione una serie di emendamenti con l'obiettivo di arrivare a una sostanziale rimodulazione della norma. "La proposta della Commissione è disancorata dalla realtà e contrasta con l'innovazione", affonda Salini, "non prende a modello chi sa innovare con successo nel riciclo e decide di fare prevalere il riuso con un approccio ideologico, accumulando pagine di dati sugli effetti negativi della mancata diffusione del riciclo in Europa, tralasciando completamente i benefici apportati dallo stesso riciclo grazie alle eccezionali innovazioni introdotte dagli Stati membri che corrono".

Italia Paese virtuoso

Proprio l'Italia, nello specifico, è una delle nazioni più virtuose, precisa l'Europarlamentare (nel 2021 oltre il 73%) e lo fa contenendo i costi e creando un modello da esportare. "Invece di studiare queste buone pratiche, l'esecutivo Ue indebolisce la corsa verso il riciclo e vira improvvisamente, senza analisi credibili, sul riuso, denotando un livello preoccupante di approssimazione", denuncia il rappresentante azzurro. "Mancano infatti evidenze sull'efficacia del riuso", puntualizza, "che anzi rischia di abbattersi negativamente sull'ambiente, incrementando il consumo di acqua ed energia, indispensabili al lavaggio degli imballaggi".

Il rischio è che ci si venga a ritrovare dinanzi a una situazione assurda come quella del blocco dei biocarburanti, finanziati per anni dall'Europa e poi d'improvviso banditi, con gravi conseguenze per la nostra economia. "Sono in gioco posti di lavoro, tenuta delle imprese e sostenibilità ambientale", conclude Massimiliano Salini, "alla Commissione chiediamo più coerenza, responsabilità e attenzione ai campioni europei dell'innovazione".

Le parole di Sardone

Sulla stessa linea l'opinione di Silvia Sardone, coordinatrice Id in commissione Ambiente. "La normativa sugli imballaggi proposta dall'Ue rischia di penalizzare la filiera del riciclaggio dei prodotti che in Italia è ben più avanzata che nel resto d’Europa", denuncia anche l'Europarlamentare del Carroccio."Il nostro settore del packaging è eccellenza internazionale con migliaia di aziende coinvolte che ora sono, in parte, a rischio", aggiunge Sardone, "puntare sul riutilizzo degli imballaggi può avere un notevole impatto economico negativo sull’industria alimentare, cosmetica, farmaceutica, chimica, su quella dei dispositivi medici, della cura della casa, della ristorazione e della logistica oltre ovviamente a quella del riciclo".

Se si percorresse una via del genere, gli ingenti investimenti fatti nel nostro Paese sarebbero a rischio. E, cosa ancor più grave, si colpirebbe l'economia di una Nazione che ha raggiunto con larghissimo anticipo (9 anni) i traguardi di riciclo fissati dall'Ue al 2030.

"Per questo", dichiara in conclusione, la rappresentante del Carroccio, "noi della Lega e speriamo tutte le delegazioni italiani saremo in prima linea per arginare l’impatto di questa normativa e riportare buonsenso nella discussione".

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