Tajani: "Libero mercato, no escalation. Ecco 30 prodotti Usa da salvare"

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani tra Bruxelles e il consiglio Fi. "Siamo con le nostre imprese"

Tajani: "Libero mercato, no escalation. Ecco 30 prodotti Usa da salvare"

Una notte con poche ore di sonno con gli occhi ancora fissi sull'immagine di Donald Trump che firma l'ondata di dazi che travolge le esportazioni mondiali dirette agli Stati Uniti. Mattinata in apnea a Bruxelles tra il collegamento telematico con il vertice di Palazzo Chigi sull'emergenza dazi guidato dalla premier Meloni e il bilaterale con il commissario Ue Maros Sefcovic, il grande sacerdote del commercio europeo finito sotto attacco. Abito grigio e cravatta tra il blu e il viola, il vicepremier e ministro degli Esteri fa il punto della situazione con il Giornale. Sono quasi le 15,40, nel momento in cui si siede a consumare uno dei suoi famosi pranzi di fortuna con il cellulare all'orecchio. Nel menù non solo le contromisure all'offensiva Usa ma anche il consiglio nazionale che riunirà domani a Roma gli organi di Forza Italia.

Ministro Tajani, avrebbe mai pensato di trovarsi ad affrontare una guerra commerciale con gli Stati Uniti sui dazi, una questione che sembra rimandare all'Italia di Crispi di fine Ottocento?

«Io spero che non ci sia una guerra, questa è tutta una scelta americana. Ho parlato a lungo con il commissario Ue Sefcovic e abbiamo concordato una linea contraria a un'escalation, che non vogliamo assolutamente. La Ue non reagirà in modo sproporzionato ma con una lista dei prodotti da tutelare».

Le chiedo la massima sincerità: com'è possibile salvaguardare allo stesso momento una potenza manifatturiera come l'Italia e tutti gli altri 26 Paese dell'Unione europea? La Ue prenderà in considerazione la lista dei 30 prodotti top del made in Italy da proteggere?

«La lista è di stretta competenza della Ue, al momento il commissario per il Commercio sta ascoltando tutti i partner europei. Intanto evitiamo atti autolesionistici come imporre dazi al whiskey americano: una reazione decisa sull'alcol andrebbe a colpire le esportazioni europee. Intendiamoci: per l'Italia non vanno punite le aziende Usa di motocicli, di superalcolici, di cosmetica, beauty, gioielleria, perché noi esportiamo in questi settori più di quanto importiamo. Sulla definizione della lista bisogna tuttavia aspettare fino al 15 aprile».

Ministro, è sicuro che i tempi di risposta europei non siano troppo lenti? Abbiamo sempre l'immagine di Trump che governa a colpi di decreto con la massima rapidità.

«Non è una questione di velocità, ma di ragionevolezza. Bisogna studiare gli impatti, non si possono fare valutazioni in due secondi, occorre prima capire le mosse. Intanto stiamo già agendo con il piano sull'esplorazione dei nuovi mercati: serve agire e non reagire. Non lasceremo mai da sole le imprese italiane».

Il governo italiano è deciso a negoziare con la Casa Bianca per ridurre l'impatto dei dazi. Al di là dei legami storici con Washington, quali leve potete manovrare per convincere Trump ad allentare la pressione?

«La trattativa è di competenza dell'Unione Europea. Ma il governo italiano da settimane sta preparando le sue mosse: all'amministrazione Usa spiegheremo che la guerra commerciale non conviene a nessuno. La ripartenza dell'inflazione sarebbe dannosa anche per gli stessi Stati Uniti. Capisco che l'attuale bilancia commerciale sia sfavorevole agli Usa, ma noi siamo pronti a importare di più e a investire per proteggere le nostre imprese».

Cifre alla mano, con le attuali percentuali fissate dall'amministrazione Usa quali scenari prevede per l'economia italiana?

«I dazi sono sempre negativi, difficile fare i conti in poco tempo. Come ho detto, è giunto il momento di cercare nuovi mercati».

Avverte compattezza in maggioranza sulle contromisure da adottare? Lei è già stato il primo a sminuire il voto differente degli alleati di governo sul riarmo a Strasburgo. Ci sono rischi che si crei un fronte interno critico?

«Siamo tutti contro la guerra commerciale. Anche su questo fronte siamo compatti».

Lei è considerato il primo europeista del governo: la presenza di domani del leader Ppe Manfred Weber al consiglio nazionale di Forza Italia a Roma riveste un significato anche sulla partita con gli Usa?

«I dazi non c'entrano nulla con l'evento. Stiamo preparando il congresso di Valencia del Partito popolare europee. Concludiamo così un percorso che è iniziato a Pietrelcina sulle radici cristiane, per proseguire ad Ancona sulle infrastrutture, a Roma su De Gasperi e infine a Firenze. Il consiglio nazionale sarà l'occasione per ribadire la nostra identità: cristiana, liberale, europeista, atlantista e garantista».

Tastiamo il polso a Forza Italia. Sta meglio o peggio di quando è entrata nel governo Meloni nell'ottobre 2022? Ci mostri un indicatore preciso.

«Quando è scomparso Berlusconi ci avevano dati per morituri. Invece siamo diventati il terzo partito italiano e godiamo di buona salute. Ma non mi accontento di ciò. C'è posto al centro, visto sull'altro versante è sparito il centrosinistra: oggi c'è solo la sinistra. E si è aperto un grande spazio politico nell'area del non voto».

Lei, ministro, ha lanciato il consiglio nazionale di Fi nello stesso giorno del congresso della Lega a Firenze. Immagini le malignità che girano negli ambienti dell'opposizione...

«Ma no, sono eventi programmati da tempo come anche la manifestazione dei Cinque Stelle di domani».

Detto questo, quale sarà l'evoluzione dei rapporti tra Forza Italia e la Lega, in queste ultime settimane segnate da frecciatine e polemiche?

«È un partito alleato di maggioranza con cui collaboriamo. Siamo partiti diversi, ognuno collocato nella propria famiglia europea. Noi proseguiamo il percorso indicato da Berlusconi prima di morire nel suo discorso di Milano incentrato sulla difesa comune europea e il passaggio dal voto comunitario dall'unanimità a maggioranza».

Per completare la questione dazi, teme che

possa aprirsi un periodo di turbolenza e di incertezza?

«No, anzi, mi auguro che si apra un periodo felice. Io ho proposto un grande mercato libero che va dall'America all'Europa con zero dazi. Vedremo chi accetterà».

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