La lotta al woke non è il grottesco

La grottesca visione di Trump, questa Gaza beach, porta con sé qualcosa che si fatica a vedere ma non è da rifiutare del tutto: la pace, forse ingiusta, in Medioriente

La lotta al woke non è il grottesco
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C'è una statua d'oro a mezza strada di un boulevard di palme e grattacieli. È Gaza beach. Soldi che cadono dal cielo, Musk che balla e mangia, un pallone gonfiato con la faccia gonfia e sorridente, gioco d'azzardo e macchine da sfarzo e passeggio. Si può pagare tutto, anche l'oblio. «No more tunnels, no more fear. Trump Gaza is finally here». Il video è accompagnato da una canzone scritta su misura. È un lavoro eseguito con malagrazia dall'intelligenza artificiale. L'istinto era di ribellarsi, ma non sempre riesce a dire no agli umani. Il committente è il presidente degli Stati Uniti. È il suo sogno e galleggia strafottente su 48.346 morti. La fantasmagoria di Trump è un rutto in chiesa. È lo show che deve continuare. È la cacofonia di una guerra senza fine. È qualcosa con cui bisogna fare i conti, perché ormai una cosa è certa: Donald ci crede veramente. Non sai neppure cosa augurarti, perché la grottesca visione di Trump, questa Gaza beach, porta con sé qualcosa che si fatica a vedere ma non è da rifiutare del tutto: la pace, forse ingiusta, in Medioriente. Qualcosa che non si ha neppure la forza da immaginare, perché la guerra è lì da sempre. Il grottesco in questo caso pensa l'impensabile. Allora ti chiedi quale sia il prezzo della pace. È un discorso che vale anche per l'Ucraina, dove è sotto certi aspetti più facile da calcolare, perché si misura in terre rare. È il prezzo più immediato che Trump ha chiesto a Kiev, con la garanzia che le ambizioni di Putin vengano tenute a freno dagli Stati Uniti. Gli ucraini sono costretti a fidarsi e il rischio in tutti i casi non è a costo zero. È una cinica trattativa d'affari, dove non ci sono eroi, ma l'alternativa è combattere fino all'ultima oncia di sangue. Nessuno se lo può permettere.

Trump è la reale faccia dell'impero. È l'impero americano senza la maschera delle illusioni. È il velo di Maya sollevato che mostra le mani da gambler e gli stivali sporchi. È dollari e pistole. È il diritto alla ricerca della felicità che finisce prima in sgabuzzino per le ossessioni di chi vuole giudicare la storia e ora sotterrato con una grassa risata. L'America è questa. È sempre stata questa. Solo che prima aveva lo sguardo giovane e ribelle di Anakin Skywalker e ora sospira come Dart Fener. Sono la stessa persona. L'America è Star Wars e la saga ci racconta che prima o poi la paura ti spinge verso la parte oscura. La paura quotidiana, non l'apocalisse, quella che non ti fa dormire perché stai perdendo il lavoro, la casa, la famiglia e qualsiasi cosa ti resta. È qui che Trump trova parte del suo consenso. È tra i diseredati cittadini di un impero che non si può più permettere di mostrarsi come un impero con il sorriso. È l'impero senza etichetta.

È da qui che parte la rivoluzione di Trump, e poi si nutre di un'ossessione culturale che arrivava dall'altra parte. Trump vince perché a un certo punto troppa gente si è stancata di schwa e asterischi, di statue abbattute, di regole puritane sparse e imposte con la scusa di tutelare le minoranze e invece era come tagliarti la lingua con la scusa tipica degli intolleranti di salvarti l'anima. La sinistra di tutto il mondo ha finito per smarrire carne e popolo per allinearsi a uno svuotato Stay woke, qualsiasi cosa questa espressione di reale lotta sociale ormai voglia dire. Il trumpismo, progetto post repubblicano che nulla ha a che fare con il reaganismo, è la reazione a un eccesso ideologico. È la vittoria, direbbe qualcuno, del realismo e del buon senso. Come spesso accade non è affatto facile gestire la vittoria. Ti chiedi infatti se l'alternativa agli asterischi debbano essere i «me ne fotto», di qualsiasi cosa. Non è necessario rispondere allo she/he necessariamente con parodie di saluti nazisti. Non è che devi rinnegare ogni forma di rispetto e buonacreanza solo perché noi siamo così, spicci e troppo ricchi per preoccuparci di quello che pensano gli altri. È quello sbatterti in faccia che l'efficienza sia l'unico valore universale per giudicare i vivi e i morti, che la fortuna non è affatto cieca e se nella vita non hai successo fai prima a suicidarti, giustificando tutto questo senza neppure rifugiarti nel calvinismo, inutile orpello teologico e metafisico alle sfighe certificate della vita. È passare dall'uno vale uno, all'uno vale tutto e tutti gli altri non valgono nulla, per non dire altro. Questa è la vittoria, ma poi c'è un dopo.

Il rischio è che il trumpismo grottesco e militante produca una reazione come è accaduto, dall'altra parte, con il «woke». È un pendolo tra il surreale e grottesco che sembra non fermarsi. Ti viene la voglia di dire basta, perché non è possibile che non ci sia un'alternativa tra una sinistra fru fru e una destra gru gru.

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