"Indagato per il filmato di Marrazzo? Ho fatto il mio mestiere"

"Indagato per il filmato di Marrazzo? Ho fatto il mio mestiere"

Roma - «Io sarei indagato per ricettazione? Ma per favore, non scherziamo nemmeno che non è aria». Massimiliano Scarfone è il fotoreporter autore degli scatti che portarono alle dimissioni l’ex portavoce di Prodi Silvio Sircana. Ma il suo nome è saltato fuori anche nella vicenda del video che ritrae il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, in compagnia di un trans. Scarfone ha infatti collaborato con gli investigatori del Ros che indagano sul presunto videoricatto al presidente della giunta regionale. E nega anche solo l’idea di poter finire coinvolto, da protagonista, nell’inchiesta. «E fatemi capire, di cosa sarei colpevole? Di aver fatto il mio lavoro?», ringhia al telefono.

Quindi non è preoccupato?
«Sì, ma solo per la Roma, che sta perdendo con il Livorno. Non certo per questa vicenda, nella quale il mio ruolo è piuttosto chiaro».

Sarebbe?
«Non è più un segreto che io sia stato contattato da chi aveva in mano questo video. Ma io faccio il fotoreporter, mi pare sia ovvio che se qualcuno viene a dirmi “guarda, ho un filmato interessante”, faccia parte del mio lavoro andare a vedere se è un bluff o meno. Sbaglio?».

Be’, no.
«E visto come è andata non mi pare che fosse un bluff. Cosa c’è su tutte le prime pagine dei quotidiani oggi?».

Sì, diciamo che ha fatto rumore.
«Appunto. E allora di che stiamo a parlare? Non prendiamoci in giro. D’altra parte io sono stato ascoltato come persona informata dei fatti, cosa ho detto lì non lo dico perché non posso dirlo, ma posso dire che sulla mia correttezza nessuno ha mai avuto dubbi. Nemmeno in occasione della vicenda delle foto di Sircana. Non ho commesso illeciti, di certo non ho fatto il ricettatore di niente e per nessuno. Se qualcuno ha scritto il contrario, è materiale per il mio avvocato».

Può dire quando è stato avvicinato dai «detentori» del video? Già a luglio scorso?
«Be’, le date sono quelle che si leggono. Ma no, non credo di poterlo dire».

E da chi del gruppo dei quattro carabinieri accusati del ricatto?
«Non dico la data, quindi non dico nemmeno questo. Certe cose le ho dette agli inquirenti e tanto basta».

Insomma, male non fare, paura non avere?
«Ovvio. Se a un giornalista segnalano una notizia clamorosa, presumo che voglia sapere di che cosa si tratta, e che poi ne parli con il direttore del suo giornale, e che a questo spetti la decisione, no? Ecco, io mi sono comportato nella stessa maniera. Non è un mistero il mio rapporto con una nota agenzia fotografica. E non spettava certo a me domandarmi da chi, e tantomeno come e in che circostanze, fosse stato prodotto quel video».

Per la procura di Roma è stato creato ad arte, nel corso di un’irruzione, per ricattare Marrazzo.


«E io, se pure fosse andata così, come avrei potuto saperlo? Potrebbero avergli puntato una pistola alla testa, per quello che ne so, nelle immagini mica si vedeva. Di una cosa però sono certo. Quel filmato non l’ho girato io».

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