"Delinquenti", "ignoranti", "antidemocratici": quando la sinistra attaccava gli eco-vandali

Pd, 5 Stelle e Verdi non facevano sconti chi deturpava monumenti e opere d'arte, ma evidentemente a farla da padrona è il loro immortale doppiopesismo

"Delinquenti", "ignoranti", "antidemocratici": quando la sinistra attaccava gli eco-vandali

C'è stato un tempo in cui Partito Democratico, Verdi e Movimento 5 Stelle attaccavano duramente senza "se" e senza "ma" le persone che imbrattavano le opere d'arte perché volevano - quest'ultime - esprimere e diffondere un proprio pensiero politico-sociale alla nazione intera. Oggi sembra quasi incredibile pensare a questo, stante i recenti numerosi giustificazionismi adottati nei confronti degli ecovandali del movimento "Ultima Generazione" sotto l'ombrello dell’importanza del messaggio pro ambiente. Eppure è capitato in un (nemmeno così) lontano passato; e guarda caso - a proposito dell'ultimo blitz alla Barcaccia con del liquido nero - sempre in una storica fontana.

A parte il fatto che, come ampiamente dimostrato, tutte le azioni violente di devastazione messe in atto da questi pseudo ambientalisti sono state respingenti nei confronti dell'opinione pubblica, anche tra quella più tendenzialmente aperta verso i discorsi sull'ecologia. Iniziative, quindi, dannose non solo nei confronti dei monumenti e dei palazzi storici ma anche di chi vorrebbe sensibilmente - e concretamente - migliorare il mondo tramite seri investimenti politiche a medio lungo termine; e non con parole spot. Anche chi, dunque, si sente vicino ideologicamente a questi rappresentanti della fantomatica "Ultima generazione" dovrebbe avere l'onestà intellettuale di condannare duramente questi folcloristici e insensati gesti pubblici. E pensare che anni fa, davanti ad azioni pressoché identiche, non esitavano un solo istante nel deprecare gli imbrattamenti pubblici.

Cosa dicevano in passato Veltroni e Rutelli sui vandali

Siamo nell'ottobre 2007, quando a Roma avvenne un episodio a Roma che fa subito molto scalpore: Graziano Cecchini, autodefinito "artista futurista", deturpò la Fontana di Trevi colorandola con un liquido rosso. Il suo atto venne motivato politicamente da lui stesso come una critica alla "società mercatocentrica", che trascura "precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori" e finanzia iniziative come la Festa del Cinema descritta come "15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa".

Immediate furono le nette prese di posizione della sinistra contro Cecchini, senza cercare una minima comprensione o giustificazione nello scopo del gesto. Walter Veltroni, allora segretario del Pd e sindaco di Roma (nonché organizzatore del Festival), commentò la vicenda dicendo che "si tratta di quel tipo di gesti a cui è estranea la cultura democratica. È un gesto per far del male a una comunità, per esprimere rabbia, invidia, odio, un clima insomma che, in questo paese, dobbiamo cercare di debellare con un'azione di matrice democratica". Il vicepresidente del Consiglio e ministro della Cultura, Francesco Rutelli, espresse tutta la propria totale "indignazione e preoccupazione per il gesto intollerabile e irresponsabile di vandalismo alla Fontana di Trevi". E aggiunse: "Se fosse già in vigore la legge da me presentata contro il vandalismo, contro i furti d’arte e i danni al paesaggio avremmo strumenti molto più severi nei confronti di questi delinquenti". Insomma: altro che guardare la luna e non il dito che la indica, come affermato recentemente dalla Schlein.

La retromarcia di Verdi e Movimento 5 Stelle

Un altro importante esponente del centrosinistra non fu da meno nella pesantezza dei giudizi: "L'atto vandalico ai danni della Fontana di Trevi, patrimonio non solo della città di Roma ma del mondo intero, è uno sfregio intollerabile che ci lascia sbigottiti". Queste parole vennero pronunciate da Angelo Bonelli, che non è un omonimo dello stesso leader dei Verdi che recentemente ha tentato più volte di sminuire la portata violenta, definendo smisurati i provvedimenti della magistratura dopo gli arresti di alcuni attivisti protagonisti del lancio della vernice contro la facciata del Senato.

Dieci anni dopo Cecchini ripeterà lo stesso identico gesto e sempre nella Fontana di Trevi. Il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo del Movimento 5 Stelle, commenterà: "Azioni del genere denotano ignoranza e totale assenza di senso civico. È ancora presto per fare una stima del danno, ma credo che il danno maggiore sia quello di immagine nei confronti della città". Peccato che ora i 5 Stelle, tramite Chiara Appendino, chiedano alla politica di ascoltare questi ragazzi, perché "se oggi noi siamo qui a parlare di cambiamento climatico è anche grazie a quella protesta".

È il solito doppiopesismo di sinistra: la gravità dello stesso gesto viene valutata in base a chi lo commette e al motivo per cui lo fa. E dire che, in anni addietro, c'erano dei rappresentanti progressisti che perlomeno possedevano la coscienza del decoro. In tutti i sensi.

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