E se fossimo davanti a una nuova P2?

È una storia molto complicata, quella dei dossieraggi su personaggi politici e pubblici, ma poi neanche tanto

E se fossimo davanti a una nuova P2?
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È una storia molto complicata, quella dei dossieraggi su personaggi politici e pubblici, ma poi neanche tanto perché, in estrema sintesi, racconta l'intreccio malato - vedremo se pure illegale, come oggi ipotizzato - tra magistratura, giornalismo e politica.

In breve: durante il suo mandato (2013-2017) di capo della Direzione nazionale antimafia, il procuratore Franco Roberti mette le basi per accentrare su di sé e in esclusiva il controllo delle Sos, le segnalazioni di operazioni bancarie sospette di qualsiasi cittadino italiano. La missione viene portata a termine dal suo successore, il procuratore Federico Cafiero De Raho (2017-2022), contro il parere dei più importanti procuratori italiani, che vedono in questo un abnorme accentramento di potere senza alcun controllo.

Bene, oggi Franco Roberti è un europarlamentare del Pd, Cafiero De Raho un deputato dei Cinque Stelle. Coincidenze, ovviamente, come è casuale che una lunga serie di accessi alla banca dati sospetta di illegalità sia stata fatta in questi anni per curiosare soprattutto nelle vite private di politici e personaggi riconducibili in qualche modo al perimetro del centrodestra. E pure casuale è che alcune di quelle informazioni riservate siano finite dritte sulle prime pagine di giornali - soprattutto il Domani edito da Carlo De Benedetti - dichiaratamente ostili al centrodestra.

Qui la libertà di informazione c'entra poco o nulla, tantomeno stiamo parlando di lotta alla mafia: lo schema ricorda molto quello della famigerata P2, la loggia segreta e deviata della massoneria che con le sue triangolazioni occulte magistratura-politica-giornalismo tentò negli anni Settanta di condizionare a suo favore il corso della democrazia. È troppo chiedere quali meriti politici o professionali Roberti e Cafiero De Raho hanno accumulato per passare direttamente dalla toga alla poltrona di onorevole? È una domanda senza malizia che, siccome nessuno dei colleghi dallo scoop facile ha mai posto, ci permettiamo di avanzare noi, certi che la risposta sarà convincente e documentata.

Perché certamente l'opinione pubblica ha il diritto di conoscere notizie vere, ma anche la verità su perché quelle, e non altre, vengono pubblicate. E se per caso le sacre fonti del giornalista non stiano usando la stampa per obiettivi che con la verità e la democrazia hanno davvero poco a che fare.

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