Di Pietro vuole il Pd alla sbarra: "È il mandante del killeraggio"

Il leader dell'Idv dopo gli attacchi di "Report" accusa: "La mente? È tra chi vuole un'intesa elettorale con l'Udc". E annuncia querela

Roma - Colpito al cuore dalla trasmissione Report, con un partito allo sbando, desideroso di allearsi ancora con il Pd e ambivalente su Grillo, Di Pietro reagisce come sa: apre un'inchiesta sui mandanti. Il leader dell'Italia dei Valori è convinto che ci sia un grande suggeritore nel Pd che ha ispirato Milena Gabanelli e la sua redazione a far fuori l'Idv. Questo mandante per ora non ha un nome, ma può essere cercato in un ambiente preciso: «In quella parte del Pd che ha deciso di chiudere l'accordo con l'Udc», i democratici centristi, o comunque quelli che più stanno spingendo per un accordo con Casini in vista delle elezioni politiche, sul modello siciliano. E invece Tonino, lo si capisce chiaramente in questa rabbiosa intervista al settimanale Left, crede ancora al sogno di un'alleanza con il Pd, tanto da allontanare Grillo, a cui sembrava essersi avvicinato.

«Di questa storia (il killeraggio contro l'Idv, ndr) - spiega Di Pietro nell'intervista - rischia di essere vittima lo stesso Bersani, perché il giorno dopo le elezioni si ritrova inciuciato, in una situazione che non è né carne né pesce». L'idea dei filo-Udc che avrebbero premeditato il «killeraggio politico» di Tonino sarebbe infatti quella, a parere dell'ex pm, di «portare avanti un programma di governo in continuità con Monti». Bersani può risultare vittima anche di una sorta di ricatto centrista: «L'Udc, liberandosi dell'Italia dei Valori, sa che diventa indispensabile per governare».

L'attacco mediatico contro l'Idv, immagina Di Pietro, «sarebbe la conseguenza di uno scontro nel partito di Bersani «tra riformisti e centristi», considerando che «L'Idv è l'unica forza di centrosinistra che ha fatto opposizione ai professori». Il modo «più criminale per non condividere la posizione dell'Idv «è quello della disinformazione». Comunque, promette l'ex pm, «resisteremo».

Ma lo sfogo di Di Pietro tra le righe è soprattutto un corteggiamento a Bersani e una presa di distanze da Grillo: alle primarie dice di augurarsi «che vinca lui (Bersani, ndr), non Renzi, che ha un programma alla Marchionne». Al segretario del Pd ricorda che gli organi dell'Idv hanno «deliberato di fare il possibile fino all'ultimo momento utile per costruire un'alleanza di programma riformista col centrosinistra». E passa in rassegna le alleanze già chiuse, «rinnovando» l'appoggio «al centrosinistra al Comune di Roma». Dall'altra parte, Di Pietro a sorpresa chiarisce: «Grillo alle prossime elezioni va da solo» e «senza l'Idv - scandisce - perché loro pensano a un'opposizione senza se e senza ma» mentre «noi abbiamo scelto di costruire un'alleanza riformista che si proponga come alternativa al governo Monti e al governo Berlusconi. Abbiamo progetti diversi». Esiste poi una terza via, ma difficilmente praticabile: «Non escludiamo eventualmente di presentare una alternativa con quelli che non si riconoscono in questo quadro».

Intanto la caccia al mandante prosegue: «Bisogna scoprire mandanti ed esecutori di un progetto destabilizzante del partito per far credere agli elettori che l'Idv non c'è più e quindi non vale la pena votarla». L'esecutore è Report, ma Di Pietro, così avvezzo alle querele, non denuncerà Milena Gabanelli: «L'esecutore è il sistema della disinformazione giornalistica che tutti i giorni continua a martellare. Lasci stare Report.

Io non denuncerò la Gabanelli ma chi ci ha marciato sopra ne risponderà davanti al magistrato. Mi amareggia che qualcuno abbia voluto, nel modo più ingiusto e diffamatorio, contrastare la presenza dell'Idv nel centrosinistra».

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