Le lezioni di sport e di vita della Scuola militare alpina

La storia umana del gruppo delle forze armate in cui vince l’amore per la montagna e nel quale sono sbocciati molti campioni della neve

Lorenzo Scandroglio

«Dopo la metà di dicembre - scrive Mario Rigoni Stern ne L'ultima partita a carte (Einaudi, 2002) - partimmo per il corso sciatori della Scuola Militare Alpina. La sede era stata scelta in alta val Formazza, a Forkulti, a più di 2000 metri, a qualche chilometro dal confine con la Svizzera (...). Qualche volta, dopo le esercitazioni sciistiche fatte sotto la guida dei sergenti Panei e Chiara e del tenente Chabod, prima del tramonto mi lasciavo scivolare giù per quel canale tra la neve molto alta fino all'albergo Cascata . Dopo un mese che eravamo lassù fuori dal mondo, e che nulla sapevamo di quello che accadeva lontano da noi, alcuni allievi vennero rimandati in caserma ad Aosta, altri a casa perché incapaci. Restammo in dieci, non più "aspiranti allievi" ma "allievi", e cinque di noi vennero selezionati per una gara un po' speciale: una lunga galoppata scialpinistica».
L'atmosfera è quella, a suo modo epica, dell'ambiente umano degli allievi alpini negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. A distanza di anni la citazione che abbiamo scelto dello scrittore vicentino è per certi versi ancora attuale perché racchiude in sé l'essenziale dello spirito, e della pratica, dell'attuale Scuola Militare Alpina, ribattezzata recentemente Centro Addestramento Alpino dell'Esercito Italiano: l'amore per la montagna che trapela in modo inequivocabile dalle «scivolate» nella neve alta del tramonto; la selezione rigidissima dei quadri; l'allenamento attraverso le competizioni, nel caso specifico quelle scialpinistiche. Elementi cui va aggiunto soltanto, anch'esso presente in tutta l'opera di Stern, il senso di solidarietà e di fratellanza umana.
La storia

Ma fu lo spirito competitivo, il gusto per la velocità, il motivo ricorrente nella prima metà del Novecento (il cui «inno», con accenti diversi, attraversò tutta la società del tempo, come testimonia l'estetica della velocità dei movimenti artistici futuristi) a cui non fu immune la montagna con le sue discipline, tanto che nacquero prima i Giochi Nordici, poi, nel 1924 a Chamonix, le Olimpiadi Invernali. Le forze armate, memori dalla prima grande guerra dell'importanza di muoversi con agilità sui terreni estremi e impervi delle Alpi (l'aviazione non era stata determinante come lo sarebbe stata in seguito) reclutavano così nelle proprie fila i migliori scalatori, alpinisti e montanari e, nell'ambito delle proprie esercitazioni, organizzavano marce-competizioni «massacranti». Ovviamente sui terreni dell'alta montagna, essendoci neve e ghiacciai, tali competizioni erano a carattere scialpinistico. Il Mezzalama, in Italia (trofeo nato nel 1933 e tuttora in auge come appuntamento di rilevanza mondiale che va da Cervinia a Gressoney per oltre 40 chilometri sul filo dei 4000 del Monte Rosa), o la Patrouille des Glaciers, in Svizzera (che si svolge da Zermatt a Verbier ed è nata nel 1943 sotto l'egida delle Forze Armate elvetiche come si intuisce dal nome stesso «La pattuglia dei ghiacci»), sono manifestazioni dalle impronte militari marcate. Le cordate da 3, necessarie per la progressione su ghiacciaio, sono un retaggio inequivocabile di quelle origini, i cui palmarès, non a caso, recano i nomi di grandi atleti e alpinisti spesso facenti parte dell'esercito e, per gli italiani, usciti proprio dalla Scuola Militare Alpina. A onor del vero le Truppe Alpine nacquero ben prima, nel 1872, grazie a un'idea (affidare la difesa delle vallate alpine agli stessi «Valligiani») concepita dal Capitano Perrucchetti, un Ufficiale del Corpo di Stato Maggiore.
Il presente

Oggi il Centro Addestramento Alpino, ancora con sede ad Aosta come nel racconto di Rigoni Stern, inquadra nella sua sede di Courmayeur il Reparto Attività Sportive; tale reparto, comandato dal Ten. Col. Marco Mosso è costituito da due Sezioni.
Quella di sport invernali, alla quale appartengono atleti delle varie discipline (sci alpino, sci nordico, biathlon, slittino, sci alpinismo, ecc.) inseriti nelle squadre nazionali che partecipano alle gare di Coppa del Mondo, alle Olimpiadi e a tutte le altre gare internazionali.
Quella di scialpinismo, costituita da Istruttori Militari di Sci ed Alpinismo e Guide Alpine Militari selezionati tra i migliori dell' Esercito Italiano, impegnati nella formazione sciistica ed alpinistica del personale in servizio permanente dell' Esercito, di reparti speciali della Marina e dell' Aeronautica e di militari di Eserciti Stranieri. Annualmente, nell'ambito di questa sezione, viene inoltre organizzato un modulo di ambientamento e di sopravvivenza a favore del personale civile e militare che partecipa alle Campagne Antartiche dell'E.N.E.A. presso la Base Italiana in Antartide a Baia Terranova. Gli atleti scialpinisti dell'Esercito Italiano, va detto, sono fra i più forti a livello mondiale (si segnalano nomi quali Denis Brunod o, fra i più giovani, quello di Davide Spini).
Infine è di recente costituzione, sempre nell'ambito della Sezione Sci Alpinistica, il Gruppo Militare di Alta Montagna, con istruttori particolarmente preparati e motivati che si dedicano alla realizzazione di attività alpinistiche di alto livello in Italia e nel mondo. In sostanza un corpo d'eccellenza del quale fa parte l'alpinista, in cima all'Everest nel 2004, Alessandro Busca.

Un'eccellenza, questa dell'alpinismo, che l'Esercito Italiano non ha mancato di registrare, come testimonia l'attenzione dedicata dal calendario ufficiale del 2007 delle Forze Armate che ritrae, fra gli altri, due grandi alpinisti valdostani: Abele Blanc e lo stesso Busca.
lorenzo.scandroglio@tin.it

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