Libri da film, Veltroni batte pure Sciascia

Walter Veltroni come e meglio di Leonardo Sciascia, di Andrea Camilleri o dello scomparso Alberto Moravia? Pare proprio di sì. Dai libri di Leonardo Sciascia sono stati tratti due film passati alla storia. Il giorno della civetta e Todo modo. Da quelli di Andrea Camilleri la fortunata serie televisiva del commissario Montalbano. Per non parlare di Moravia che con La noia, La romana, La ciociara è stato un ispiratore costante dei registi e degli sceneggiatori italiani del secondo dopoguerra.
Ma il prossimo segretario del futuro Partito democratico li ha battuti tutti. Nessuno di questi grandi scrittori italiani è riuscito nell’impresa di dare al cinema italiano soggetti e trame per la produzione quasi contemporanea di quattro film diversi.
Il primo è già uscito contemporaneamente in 130 sale. Si chiama Piano, Solo, è diretto da Riccardo Milani, interpretato da Kim Rossi Stuart e vanta un cast di tutto rispetto in cui spiccano Jasmine Trinca, Michele Placido e Paola Cortellesi. Il secondo è diretto da Gianni Amelio e arriverà quanto prima sugli schermi delle principali città italiane. Il terzo è girato da Franco Brogi Taviani e seguirà a ruota il primo e il secondo. Il quarto è già messo in cantiere ed anche se ancora deve trovare il regista più adatto a girarlo, giungerà come una cambiale subito dopo il primo, il secondo ed il terzo.
I magnifici quattro film che presto inonderanno i cinema italiani sono tutti tratti da libri scritti dal leader designato del Partito democratico. Il primo da Disco del mondo, il libro dedicato al musicista suicida Luca Flores. Il secondo da Senza Patricio, scritto dal sindaco di Roma dopo un viaggio in America Latina. Il terzo da Forse Dio è malato, diario di un viaggio del leader del futuro Pd nell’Africa dei poveri e dei diseredati. Il quarto dal romanzo del sindaco-segretario-scrittore La scoperta dell’alba.
C’è una correlazione tra l’attività politica di Veltroni e questa incredibile esplosione di produzioni cinematografiche tratte dall’attività di scrittore del certo successore di Romano Prodi alla testa della sinistra riformista italiana? Oppure si tratta di una semplice casualità? Magari appena favorita dal fatto che Veltroni è un noto appassionato di cinema e che, proprio per questa sua non nascosta passione, ha addirittura organizzato a Roma un Festival cinematografico in alternativa a quello di Venezia?
Il dilemma è aperto. Così come lo sono tutti gli altri interrogativi e le altre valutazioni poste da questa singolare vicenda. È certo, ad esempio, che qualcuno si chiederà maliziosamente quali e quanti di questi film usufruiranno dei finanziamenti statali. Che qualche altro si interrogherà se i produttori abbiano trovato porte aperte o chiuse quando hanno bussato alle banche per i crediti necessari. Che altri ancora si macereranno sul dilemma se sia stato Veltroni a chiedere a registi e produttori di ispirarsi ai propri libri per le loro pellicole o se, viceversa, siano stati registi e produttori a sfruttare il nome di Veltroni per realizzare i loro prodotti.

E, infine, che tanti taglieranno la testa al toro e sentenzieranno che se il cinema italiano ricorre al sindaco-segretario-scrittore, non ci si deve stupire se poi il regista italo-americano Tarantino lo definisce morto e sepolto.
Ma di tutti questi quesiti e di queste affermazioni l’unica questione che conta davvero è un’altra. A quando un film scritto, diretto ed interpretato dal Woody Allen del Partito democratico?

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