Al Manzoni voti bassi agli orali La maturità ritorna più severa

Più difficile quest’anno avere un buon voto al diploma dell’esame di Stato. Lo ha segnalato il presidente di una commissione del liceo classico Manzoni alla responsabile dell’ufficio competente Marisa Valagussa a cui ha detto: «Il punteggio previsto per il colloquio è troppo basso. Così è difficile arrivare a 70, per utilizzare il bonus di cinque punti che la commissione può assegnare allo studente».
Una critica che è valsa al D’Elia l’immediato invio di un ispettore. «Ci troviamo in difficoltà – dice il presidente D’Elia – ma noi dobbiamo applicare la legge. Del resto i criteri che adottiamo nella valutazione dei candidati sono esposti all’albo della scuola». Una precisazione importante perché la visita dell’ispettore, Diodato Pellegrino, era stata sollecitata anche sulla base di un’accusa grave, vale a dire di utilizzare l’uso dei punteggi diversi da quelli voluti dalle disposizioni ministeriali per favorire diplomi con voti alti.
«E invece – continua il professor D’Elia – sotto gli occhi dell’ispettore siamo riusciti a dare un bonus secondo tutti i crismi di legge». Conclusione: assoluzione da ogni accusa di illecito. Il preside D’Elia segue le regole senza alcuna deroga. Ma l’azione di Diodato Pellegrino sta cercando di guardare alla sostanza dei colloqui. «Ci sono troppo spesso in circolazione presidenti e commissari inesperti – dice l’ispettore –. Dal 1997 il colloquio dell’esame di Stato è diventato di carattere interdisciplinare, e invece ogni commissario continua imperterrito a interrogare il candidato nella sua disciplina. Ogni anno al termine delle prove segnalo questa grave anomalia nel rapporto finale al ministero. Evidentemente però nessuno legge quanto risulta dai nostri controlli, così nulla cambia. Questi esami insomma sono di fatto un’ennesima interrogazione. Una prova che i docenti hanno fatto per cinque anni, quindi nulla si aggiunge a quello che già sanno dei loro allievi. Un rito del tutto inutile».
Come ovviare a questi inconvenienti? «C’è un solo modo per uscire da questo equivoco: aggiornale i docenti e i presidi chiamati alla verifica finale. Ma l’aggiornamento costa, e per questo non c’è un euro a disposizione.

Non si può pretendere di conseguenza che una innovazione sia applicata se chi la deve applicare non capiche che cosa cambia e che cosa deve fare. Lo dico oggi per quanto riguarda l’esame di Stato, ma altrettanto si può dire per qualsiasi altra innovazione. Non serve a nulla cambiare sulla carta se poi la gente continua imperterrita a non tenerne conto».

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