Basta centri commerciali? È battaglia

Domani in Consiglio la legge che blocca le aperture per sei mesi. Federdistribuzione però non ci sta e annuncia l’impugnazione

Basta centri commerciali? È battaglia

Stop a nuovi centri commerciali in Lombardia. Per sei mesi almeno. È questo il progetto di legge discusso domani in consiglio regionale che prevede la sospensione (fino al 31 dicembre 2013) di nuove autorizzazioni per l'apertura di centri commerciali in tutta la Lombardia. Di fatto significa che per sei mesi non potranno aprire altri mega-store. Con due uniche eccezioni, proposte dal consigliere del Pdl Carlo Malvezzi: escludere le opere connesse a Expo 2015 e «garantire la possibilità di portare a termine le modifiche di ampliamento già presentate, perché non alterano gli equilibri del sistema commerciale».

Il provvedimento era stato annunciato da Maroni in campagna elettorale per rispondere alla crisi che ha messo alle strette i piccoli negozi di vicinato, ma va inevitabilmente a scontrarsi con la grande distribuzione che lo bolla come illegittimo. «È contrario ai principi di libertà imprenditoriale stabiliti a livello nazionale», spiega Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Federdistribuzione. Già partita quindi la segnalazione all'Antitrust, ora attendono che entro qualche settimana l'autorità che vigila sul rispetto delle norme poste a tutela della libera concorrenza sui mercati in pratica annulli quello che la Regione va ad approvare domani. Cobolli Gigli ne è sicuro.

«Io parto dal principio certo che la moratoria è illegittima perché la legge dello Stato prevale su quella delle Regioni. Con la Regione giochiamo a carte scoperte. Ci avevano detto di volere fare la moratoria e noi per contro abbiamo ribattuto che avremmo fatto la segnalazione all'Antitrust. Noi ci muoviamo sapendo di seguire le regole dello Stato. La Regione segue la linea politica dettata da Maroni che io rispetto ma non sta dentro le leggi dello Stato».

Una «linea» sulla quale c'è un altro tassello messo poco più di una settimana fa: la richiesta al governo di poter legiferare per quanto riguarda il commercio in modo differente da quanto prevede la legge dello Stato. «La Regione non ha il potere di assumere queste decisioni - spiega Cobolli Gigli -. Lo ha stabilito poco tempo fa la Corte costituzionale con una sentenza sulle aperture domenicali che la Lombardia insieme ad altre sette regioni voleva rivedere. Ha sentenziato che sono regole contrarie alla concorrenza e alla libertà per gli operatori». Dunque per lui se anche fosse approvata domani la moratoria che in Lombardia dovrebbe riguardare una decina di aziende «avrebbe valore nullo, zero». In commissione il provvedimento era stato approvato con voto unanime. Domani la discussione in aula.

Intanto Carlo Malvezzi, vicepresidente della Commissione Attività Produttive ha fatto presente che «come gruppo del Pdl abbiamo chiesto a tutti i commissari di riflettere su due temi, sui quali presenteremo i nostri emendamenti: da una parte la possibilità di escludere dalla moratoria gli interventi connessi ad Expo vista l'importanza dell'appuntamento e dall'altra di garantire la possibilità di portare a termine le modifiche di ampliamento, già presentate, perché non vanno ad alterare gli equilibri del sistema commerciale delle zone».

Si apre «un semestre decisivo per l'intero settore - ha detto - durante il quale valuteremo l'equilibrio esistente tra le varie forme

commerciali e avvieremo una fase di elaborazione di una legge che vada a valorizzare il sistema commerciale nel suo insieme con una particolare attenzione ai negozi di vicinato duramente colpiti dall'attuale congiuntura economica».

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