Un buco nero di 14 mesi e quel raptus criminale: Kabobo è un fantasma

Il killer riceve visite in carcere ma parla solo dialetto ghanese. E dal febbraio 2012 all'aprile scorso non ci sono tracce di lui

Un buco nero di 14 mesi e quel raptus criminale: Kabobo è un fantasma

Non c'è ancora una data certa e ufficiale. Tuttavia secondo il Comune i funerali delle vittime di Mada «Adam» Kabobo, il ghanese 31enne che sabato all'alba ha ucciso tre passanti a Niguarda con un piccone, dovrebbero tenersi nella giornata di sabato. Il luogo e l'ora sono ancora da stabilirsi. «L'ultima parola spetta alle famiglie - spiegano a Palazzo Marino -. È vero che il sindaco Giuliano Pisapia ha indetto per il giorno delle esequie il lutto cittadino, ma non escludiamo che le cerimonie funebri di Alessandro Carolé e di Ermanno Pasini, entrambi residenti a Niguarda, si possano celebrare prima di quelle del giovane Daniele Carella, che abitava invece a Quarto Oggiaro e i cui parenti hanno autorizzato l'espianto degli organi: la salma del ragazzo sabato potrebbe non essere ancora pronta per la tumulazione. Inoltre le famiglie hanno la facoltà di decidere per tre funerali differenti o per esequie unificate».

Intanto ieri Kabobo in carcere ha ricevuto due visite. La prima quella di un diplomatico del Ghana mandato dall'ambasciata che ha sede a Roma. Al di là delle sue reali condizioni psichiche (chi lo ha visto è rimasto impressionato dal suo sguardo fisso nel vuoto) le difficoltà a comunicare con l'africano sono infatti emerse immediatamente dopo l'arresto, mostrandosi poi come un reale ostacolo durante l'interrogatorio di garanzia. L'immigrato conosce pochissime parole in inglese. Si esprime soltanto in uno dei dialetti regionali ghanesi derivanti dalla lingua More, parlata in Ghana e in Burkina Faso da un largo gruppo di persone. Così l'ambasciata si è impegnata con gli inquirenti a trovare un interprete che parli il dialetto di Kabobo.

Anche il suo legale, Matteo Parravicini, ieri lo ha visto per oltre mezz'ora. «Di lui non voglio dire nulla, qualsiasi mia valutazione personale sarebbe inopportuna, soprattutto in questo momento - ci ha detto il legale -. Certo è difficile rapportarsi con una persona che non parla la tua lingua e conosce a stento qualche sostantivo in inglese. Il colloquio è ridotto all'osso. Credo però abbia compreso che il mio ruolo consiste nel difenderlo. Il suo umore? Preferisco non parlarne».

Intanto i carabinieri hanno fatto girare la foto di Adam Kabobo in mense e dormitori milanesi per extracomunitari, bisognosi e vagabondi ma finora sembra di avere a che fare con un fantasma: nessuno l'ha riconosciuto, nessuno l'ha mai visto. Eppure dopo aver lasciato il 17 febbraio 2012 il Cara (Centro assistenza richiedenti asilo) di Foggia di lui - sbarcato a Lampedusa a metà del luglio 2011 e ospitato in un primo tempo nel Cara di Bari - non si sa più nulla fino all'aprile scorso.

Quando una pattuglia del radiomobile dell'Arma lo ferma per un controllo casuale accanto a una farmacia in viale Monza. L'uomo è solo, senza documenti. Quando fornisce il suo nome i carabinieri risalgono a un'identità certa le cui prove, le impronte, sono nell'archivio dell'ufficio immigrazione di Bari. In quell'occasione si scopre anche che Kabobo non ha condanne pendenti e ha una richiesta di asilo politico.

Manca comunque una spiegazione al «buco» temporale di 14 mesi. Da quanto tempo Kabobo è a Milano? C'è una ragione concreta che ha provocato la sua furia omicida a Niguarda? Il «fantasma» è ancora avvolto nel suo mistero.

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