Lei abbandona il figlio. E il padre per legge non può sapere dov'è

La fidanzata dell'uomo non riconosce il neonato. Così impedisce l'affido

Lei abbandona il figlio. E il padre per legge non può sapere dov'è

A Riccardo, seppure molto a malincuore, non resta che rassegnarsi. Tuttavia al figlio no, non vuole rinunciare. E tenta in ogni modo di tenersi al corrente delle visite ginecologiche della sua ex, sempre molto restia nel fornirgli notizie del piccolo. Basti pensare che l'uomo viene a sapere che è un maschietto solo dalla cugina di Veronica, quasi per caso. Dal 23 maggio, infatti, la ex compagna non risponde più alle sue telefonate, agli sms e alle mail, arrivando non solo a disattivare il numero di cellulare, ma anche a cambiare domicilio.

Riccardo non sa più nulla di Veronica e di suo figlio. Comincia a credere di essersi immaginato tutto, di aver vissuto una realtà parallela ma inesistente. Tuttavia non riesce a dimenticare il suo bambino, sa che deve nascere ad agosto. E il portiere della casa di Veronica, il suo ex appartamento, gli dice di aver visto la donna, che va regolarmente a ritirare la posta, con il pancione: segno che non ha abortito. Così il giovane decide chiedere aiuto a un legale, l'avvocato Roberto De Maio, che manda una lettera alla vecchia casa di Veronica. La donna non perde tempo e gli fa rispondere da un altro avvocato via fax: in merito alla «presunta paternità» di Riccardo lei non ha «nulla da dire». E a quel punto a De Maio non resta che rivolgersi al tribunale dei minori. Dove, dopo un mese d'indagini di polizia giudiziaria, viene riconvocato per essere fagocitato da una vicenda a dir poco kafkiana. Il giudice, infatti, spiega candidamente al legale non solo che non può dirgli nulla, ma che non ha nemmeno la facoltà di svelargli la ragione di quel silenzio a cui è costretta. Pur avanzando qualche critica generica su norme che, seppur esistenti e valide sono anche poco etiche e anacronistiche, il giudice rifiuta infine anche di parlare del provvedimento in questione. «Altrimenti - chiosa la donna davanti all'avvocato sbalordito - lei potrebbe capire a cosa mi riferisco».

Il legale torna mestamente in studio chiedendosi cosa può essere successo alla madre e al bambino da dover rimanere oggetto di un tale segreto. De Maio sa che il piccolo è nato di sicuro altrimenti Veronica sarebbe stata indagata per interruzione di gravidanza fuori termine e il tribunale glielo avrebbe comunicato. Anche se avesse abortito per problemi medici del feto, non sarebbe stato necessario secretare il tutto. A quel punto l'avvocato ha un'illuminazione: solo l'articolo 30 del dpr numero 396 del 2000 può imporre il silenzio totale e assoluto non solo al giudice del tribunale dei minori, ma anche all'ufficio di stato civile, all'ospedale, insomma a tutti. Secondo quell'articolo, infatti, la madre quando partorisce, ha la facoltà di non riconoscere il bambino (anche se è sposata) ma soprattutto di richiedere l'anonimato che costringe tutti alla segretezza. Con la conseguenza che diventa obbligo delle istituzioni farsi completamente carico del piccolo di cui la mamma, in questo modo, si libera completamente. Senza dare nemmeno la possibilità al padre, se lo desidera, di chiederne il riconoscimento e l'affidamento.

Ora è una lotta contro il tempo: dato che il bambino per il tribunale è stato dichiarato adottabile, qualora avesse già trovato una famiglia in cui essere accolto, Riccardo non potrebbe più fare nulla.

«L'unica speranza che ci resta - conclude De Maio - è presentare un'istanza di sospensione del procedimento di adozione finalizzata al perfezionamento della richiesta di riconoscimento e affidamento del padre. Che, al momento, è un uomo distrutto».

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