"Dal rumore al sangue, anni di appelli nel vuoto"

I cittadini di via Lecco: "Situazione fuori controllo, le istituzioni ci hanno ignorato"

"Dal rumore al sangue, anni di appelli nel vuoto"

Dal rumore alla sporcizia, dagli ingorghi alle risse al sangue. La rapida escalation di via Lecco ha portato esattamente là dove i residenti temevano: ora è in gioco anche l'incolumità delle persone. E il Comune (a loro) pare indifferente o inerte, animato da un'idea distorta di «vitalità» della città, mentre invece è solo anarchia.

Il rumore che entra nelle case, qui, è paragonabile a quello di uno stadio. Doppi e tripli vetri non bastano più, e giù in strada si vedono macchine prese in mezzo dalla folla, sporcizia di ogni tipo, sesso fra le auto, risse, bottigliate e ora coltelli. Eppure, chi vive in questa zona da qualche anno se la ricorda com'era «prima», prima che arrivasse questa devastazione, che ha trasformato in un incubo la quotidianità delle famiglie. «Meno di 10 anni fa era un quartiere vivibile e vivace, c'erano vari negozi al dettaglio, adesso tutto è sparito, fagocitato» spiega Elena Montafia, rappresentante del comitato del Lazzaretto, che ha fatto un enorme lavoro di documentazione tecnica sull'inquinamento acustico e sugli altri disagi che patiscono i residenti. Un lavoro sempre ignorato dal Comune. «Noi nonostante tutto abbiamo sempre avuto un atteggiamento costruttivo - dice - ci sta a cuore il bene di Milano, non siamo antagonisti di nessuno, abbiamo cercato un confronto, avanzato proposte, offerto pacchi di dati su cui ragionare, per esempio sui decibel che si registrano qui fino alle 2, pari a quelli di una fabbrica. Ma purtroppo dalle istituzioni, che pure potrebbero far tesoro di questo lavoro di monitoraggio, siamo sempre stati non solo ignorati, ma dileggiati».

Sei anni fa i cittadini della zona hanno cominciato a sollevare il problema. Allora, era una questione di movida rumorosa, eppure paventavano già quel che poi in effetti è accaduto: «Allora non dormivamo - spiegano - e abbiamo cominciato a denunciare questa invivibilità. Niente. Avevamo anche previsto che questo sarebbe diventato un problema di criminalità, cosa puntualmente verificatasi».

Via via il rumore è diventato assembramento molesto, con la viabilità stradale compromessa e le auto (ma anche eventuali altri mezzi, come le ambulanze) impossibilitate a passare. «Qualche sera fa - raccontano - hanno accerchiato la macchina di una famiglia che stava rientrando. E hanno aperto la portiera».

In periodo elettorale, il comitato è stato invitato in commissione a Palazzo Marino, come altri. Ma non una delle proposte avanzate è stata accolta. «Esiste un concetto di fondo che impedisce di comprendere e incidere - spiega la signora Montafia, con un tono civile che fa velo allo sfinimento - Pensano che la città sia bella se offre un certo svago o divertimento, ma questo non può essere l'unico metro di giudizio, a maggior ragione se questo fenomeno degenera, rovinando l'immagine di Milano e anche la sua estetica».

Ora che sta arrivando la bella stagione, la prospettiva è andare avanti così fino all'autunno, tutte le sere, con questo inferno.

Palazzo Marino ritiene che non sia compito suo fare qualcosa, ma potrebbe essere chiamato in causa. Il comitato sta perfezionando una causa civile per questa «lesione» allo stato di salute. «Vogliamo riappropriarci della nostra vita».

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