Cia e reparti speciali Usa schierati nei Paesi Baltici

Lo Special Operations Command del Pentagono conferma la loro presenza nei Paesi Baltici. I reparti speciali statunitensi effettuano operazioni congiunte con la CIA per la raccolta delle informazioni

Cia e reparti speciali Usa schierati nei Paesi Baltici

I reparti speciali statunitensi sono nei Paesi Baltici per la formazione del personale militare regolare e la raccolta delle informazioni. La conferma arriva direttamente dal comandante dello Special Operations Command del Pentagono, il generale Raymond T. Thomas. Il personale è stato schierato in Lettonia, Lituania ed Estonia.

Sono spaventati a morte dalla Russia – ha dichiarato il generale Thomas al New York Times – motivo per cui abbiamo deciso di schierare una presenza permanente dei nostri reparti speciali per monitorare le manovre russe e scongiurare un'ulteriore destabilizzazione.

Nella dottrina statunitense di proiezione, prima del rischieramento regolare delle truppe, ai reparti speciali è affidata la ricognizione avanzata e la valutazione sul campo. Solitamente, la loro presenza nei vari teatri non è mai ufficialmente confermata, considerando la peculiarità delle loro missioni (anche in territorio nemico) ed il rischio operativo associato. Nel caso dei Paesi Baltici tali protocolli di segretezza non sono stati rispettati, così come confermato dallo stesso comandante dello Special Operations Command del Pentagono. Volevamo che i russi sapessero – ha aggiunto il generale Thomas – della presenza dei nostri operatori cosi da rassicurare anche i leader regionali.

Il fatto che sia di pubblico dominio, è solo una formalità: la presenza dei reparti speciali statunitensi in Europa non è di certo un segreto, in quanto prevista nella regolare turnazione delle truppe. Durante la campagna elettorale, il Presidente eletto Donald Trump si scagliò ferocemente contro la Casa Bianca per la gestione pubblica delle informazioni sulle operazioni clandestine.

I reparti speciali statunitensi lungo il fianco orientale dell'Europa svolgono operazioni congiunte con la CIA per la raccolta delle informazioni con “sofisticati sistemi di sorveglianza”.

La dottrina della “speed of recognition”, che rientra nella strategia militare alleata per dissuadere qualsiasi possibile aggressione russa, si basa sulla capacità di sfruttare le diverse competenze sul campo (Special Forces/CIA su possibile comando avanzato Ctic) per valutare velocemente le attività ostili. Sebbene strutturati per contrastare il terrorismo in operazioni clandestine, i Counter-terrorist Intelligence Centers hanno notevoli capacità nello spettro cyber-war.

In una nota del Ministero della Difesa lituano si afferma che “gli Stati Uniti hanno offerto misure di sicurezza supplementari per i Paesi Baltici a seguito del deterioramento della sicurezza nella regione. Il ruolo attivo delle truppe Usa offre ulteriori garanzie per la sicurezza degli Stati baltici e di tutta la comunità transatlantica”.

Stati Uniti e Lituania, infine, confermano anche il ruolo di moltiplicatori sul campo delle forze Usa per addestrare le truppe locali.

Con una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, l'Estonia mantiene un esercito permanente di circa seimila unità, ma sta aumentando le capacità non convenzionali della Estonian Defense League. Lettonia, Lituania ed Estonia, nel 2016, hanno investito nella spesa militare 390 milioni di dollari rispetto ai 214 del 2014.

La funzione dei moltiplicatori Usa, i Berretti verdi, è nota. Addestrando le truppe locali si moltiplica la loro forza sul campo senza ricorrere all'invio di altre truppe. Quello che il Pentagono non dice è che per particolari profili di missioni, gli Usa preferiscono integrare anche altri reparti come elementi della Delta Force e del Naval Special Warfare Development Group. Nei Paesi Baltici la presenza Special Forces è ben diversificata.

Trump ed i Paesi Baltici

Si ignora, infine, la posizione di Trump in merito a tali attività. Il Presidente eletto, durante la sua campagna elettorale, ha più volte affermato che la protezione degli Stati Uniti avrebbe avuto un costo per gli alleati che ne avrebbero fatto richiesta. Tale posizione, poi ammorbidita, ha allarmato i Paesi Baltici che puntano sulla sicurezza collettiva della Nato per scoraggiare possibili aggressioni russe.

Oltre ai quattro battaglioni deterrenti di Atlantic Resolve, la Nato predispone sulla carta una forza di reazione rapida formata da 40 mila soldati e da ulteriori unità che potrebbero trasferirsi nei paesi balitici ed in Polonia. Si attiverebbe soltanto in caso di guerra con la Russia: frangente che porterebbe, inevitabilmente, all’impiego delle testate nucleari in first o second strike.

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