La Heard è sul lastrico e vuole la sua rivincita In appello contro Depp

L’attrice pensa al ricorso: "Non ha soldi per risarcire". Il legale: "Troppe prove soppresse"

La Heard è sul lastrico e vuole la sua rivincita In appello contro Depp

New York Amber. Heard non si rassegna dopo la debacle nel processo di diffamazione contro l'ex marito Johnny Depp, da cui è uscita perdente e praticamente sul lastrico, e ora pensa di ricorrere in appello. A riportare le sue intenzioni è il New York Times citando la portavoce dell'attrice, Alafair Hall. I giurati del tribunale della Virginia si sono pronunciati a favore dell'accusa di diffamazione di Depp per tre capi di imputazione, assegnando alla star de I Pirati dei Caraibi 15 milioni di dollari, che sono stati successivamente ridotti dalla giudice Penney Azcarate a 10,35 milioni per via dei limiti imposti dallo stato ai danni punitivi. Heard, invece, ha ottenuto una «consolazione» da due milioni nella sua controquerela per essere stata diffamata a sua volta da un legale di Depp, che aveva definito «un imbroglio» le sue accuse.


«Avevamo una montagna di prove che sono state soppresse», ha detto alla Nbc l'avvocatessa dell'attrice, Elaine Bredehoft, ammettendo che «Amber non ha i soldi per pagare l'enorme risarcimento a cui l'hanno condannata i giurati di Fairfax». Nel corso del processo, ha proseguito la legale, «sono state ammesse cose che non avrebbero dovuto essere ammesse, e questo ha confuso la giuria. Mentre il team di Johnny è riuscito a sopprimere una montagna di prove», tra cui quelle emerse nel processo contro il Sun del 2020 a Londra. In quella causa vinse il tabloid che aveva definito Depp «uno che picchia le donne». «Il Sun aveva le prove che era vero - ma non siamo stati in grado di dirlo alla giuria in Virginia - che Depp aveva commesso almeno 12 atti di violenza domestica tra cui violenza sessuale contro di lei», ha attaccato ancora l'avvocatessa. Stavolta la giuria ha stabilito che i due ex coniugi si sono diffamati a vicenda, ma Depp ha ottenuto molto di più, e a suo parere, «Amber è stata demonizzata dagli avvocati di Johnny e sui social media». Bredehoft ha lamentato anche che si tratta di una sconfitta del movimento #MeToo: per la prima volta dallo scandalo Weinstein, infatti, ha prevalso in corte la nozione che sta alle donne che denunciano un uomo, soprattutto se celebre e potente, l'onere di dimostrare che dicono il vero, e non viceversa.


«Ho il cuore spezzato dal fatto che la montagna di prove presentate non sia stata sufficiente per resistere al potere e all'influenza sproporzionati del mio ex marito - ha detto da parte sua Heard - E sono ancora più delusa da ciò che questo verdetto significa per le altre donne». «È una battuta d'arresto, porta indietro l'orologio a un tempo in cui una donna che ha parlato apertamente può essere pubblicamente umiliata. Respinge l'idea che la violenza contro le donne debba essere presa sul serio», ha aggiunto. Depp, invece, dopo la vittoria ha citato il filosofo stoico Seneca con la frase «la verità non muore mai» in latino per celebrare «un nuovo capitolo» nella sua vita.


La decisione unanime dei giurati ha posto fine a un processo di sette settimane che ha visto dozzine di testimoni ed esperti, i quali hanno valutato se Depp avesse abusato di Heard durante i loro 15 mesi di matrimonio. Secondo Lisa Bloom, avvocatessa statunitense di alto profilo che ha rappresentato le donne le cui accuse di molestie sessuali hanno portato al licenziamento del conduttore di Fox News Bill O'Reilly, il caso verrà però deciso in appello. Parlando alla Bbc, Bloom ha sottolineato: «Questa non è la fine perché la maggior parte dei casi di diffamazione sono davvero decisi in appello».

A suo parere «il verdetto è incoerente»: «Com'è possibile che Heard sia stata diffamata quando l'avvocato di Depp ha affermato che le sue accuse erano una bufala, eppure anche Depp è stato diffamato quando lei ha affermato di essere vittima di violenza domestica?».

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