In Repubblica Centrafricana guerra senza fine

Oltre 30 morti e centinaia di feriti a Bangui

In Repubblica Centrafricana guerra senza fine

Le raffiche di AK47 si rincorrono tra le vie della capitale. Dietro ai copertoni incendiati uomini armati aprono il fuoco. La violenza è accompagnata ai saccheggi e i saccheggi alle devastazioni e agli incendi. Sanguina e brucia la Repubblica Centrafricana, dove l'orrore di una guerra iniziata a fine 2012 non sembra trovare mai fine. Singulti di pace e flebili negoziati sono crollati tutti. Il Centrafrica è in guerra. Lo era prima e lo è adesso. L'escalation di violenza ha avuto luogo dopo che sabato un moto-tassista islamico è stato ucciso e il suo corpo sgozzato è stato fatto rinvenire nel Pk5, l'ex quartiere commerciale della capitale divenuto un ghetto in cui si è rifugiata la popolazione musulmana. L'uccisione dell'uomo ha dato inizio a rappresaglie, violenze continue, barricate nelle strade e a un desiderio indicibile di vendicare l'uccisione con il sangue: sempre un uomo la vittima ma differente la confessione.

E così musulmani contro cristiani e animisti. Chiese date alle fiamme, nelle corsie degli ospedali centinaia di feriti e negli obitori e nelle strade oltre trenta morti. La tensione non sembra diminuire, fonti a Bangui fanno sapere che nelle vie della capitale continuano ad essere erette barricate e che il contingente della Nazioni Unite insieme a quello francese della missione Sangaris ha introdotto il coprifuoco dalle 18 alle 6 di mattina. Il Primo Ministro Mahmat Kamoun ha invitato a cessare le ostilità e a rimuovere i blocchi stradali per consentire così un graduale ritorno alla normalità.

Sino ad ora l'appello però non è stato ascoltato, la tensione rimane massima e quanto avvenuto è la conferma di come la Repubblica Centrafricana sia precipitata in un gorgo di morte, dove la ciclicità dell'orrore non sembra riuscire ad aver fine. È legittimo quindi domandarsi cosa accadrà e quale significato assumerà la visita del Papa a fine novembre quando si recherà proprio a Bangui.

La presa di posizione da parte del Pontefice di portare un tangibile messaggio di cessazione delle ostilità verrà ascoltata oppure, in un Paese in cui la vendetta del domani è il solo motivo dell'oggi, il viaggio pastorale diverrà un'ulteriore ragione per armare milizie e perseguitare fedeli?

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