«Parenti serpenti»: ritratto di famiglia tra risate e cinismo

Claudio Fontanini

Gruppo di famiglia in un interno con humour nero e spruzzate di cinismo. «Parenti serpenti», in scena al teatro Vittoria per la regia di Attilio Corsini, mette in scena il testo di Carmine Amoroso, già portato con successo sul grande schermo nel 1992 da Mario Monicelli. Per il tradizionale cenone di Capodanno l’infaticabile nonna Trieste (Miranda Martino) e il marito Saverio, carabiniere in congedo con problemi di memoria e di corpo (l’ottimo Gian nel ruolo che al cinema fu di Paolo Panelli) invitano nella loro vecchia casa di provincia i loro quattro figli con le rispettive famiglie. Peccato che ben presto baci e abbracci, cortesie e affetti lascino il campo a egoismi e ipocrisie, risentimenti e gelosie. La molla? La disperata richiesta di aiuto dei due anziani genitori che chiedono che uno dei figli li ospiti in cambio di metà pensione e l’intestazione del loro appartamento. Naturalmente nessuno è disposto al sacrificio (c’è chi finalmente si dichiara gay, chi è stanco di accudirli, chi è depresso per non poter avere figli e chi teme la bella moglie da copertina) ed ecco che improvvisamente la macabra soluzione spunterà fuori ascoltando una notizia di cronaca dal tg.
Diretto con mano felicissima da Corsini (apprezzabili i ritmi svelti, qualche stoccata d’attualità a un testo ambientato alla fine degli anni ’80 e le confessioni in assolo di tutti i protagonisti in sottofinale), «Parenti serpenti», un po’ commedia realistica, un po’ ritratto al vetriolo, si divide nelle scene di Alessandro Chiti tra tombolate e messe di mezzanotte, capitoni guizzanti in volo dalla finestra e regali da scartare (uno dei momenti migliori dello spettacolo), coliti e falsità, perfidia e ingratitudine filiale. Un’ora e mezzo di divertimento intelligente e riflessivo nel quale è facile identificarsi sedendosi virtualmente alla tavolata imbandita dei protagonisti. Ma il merito maggiore di «Parenti serpenti», oltre a quello di un magnifico script anti-buonista, è quello di ridare tono e vigore al cosiddetto teatro medio.

Quello che rifugge da avanguardismi e provocazioni e che punta forte sulla professionalità e la passione di un gruppo di interpreti affiatati (oltre alla Martino e a Gian recitano Marioletta Bideri, Carola Stagnaro, Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Stefano Oppedisano, Enzo Avolio, Franco Mirabella e i piccoli Valentina Coletta e Simone Torcè) e al servizio del copione.
Repliche fino al 19 novembre.

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