Chris, il pirata della strada resta libero. "Non si può arrestare: non c'è flagranza"

Il procuratore si difende dalle accuse. Tosi: "È inconcepibile"

(Facebook)
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Ha ucciso con la sua auto un ragazzino di 13 anni lasciandolo agonizzante sul ciglio della strada a San Vito di Negrar, nel Veronese. E nonostante i medici abbiano accertato che Chris Obeng Abom, giovane promessa del calcio locale di origini ghanesi, si sarebbe salvato se fosse stato soccorso in tempo, il pirata della strada che due giorni fa lo ha investito è ancora libero.

La Procura di Verona sta valutando l'arresto, ma per il momento ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per procedere. E le polemiche non si sono fatte attendere. Sui social e non solo. «Inconcepibile» per Flavio Tosi, deputato di Forza Italia. Per la madre del ragazzo un'altra mazzata: «Lo hanno lasciato morire a terra come un cane», aveva detto dopo aver saputo dai sanitari che se l'automobilista si fosse fermato e avesse chiamato il 118 non sarebbe morto perché le lesioni riportate non erano da sole compatibili con il decesso, causato invece da arresto cardiaco per ipossia da schiacciamento. In sostanza, per il 13enne è stato fatale il tempo rimasto a terra ferito prima di essere notato da un passante e trasportato in ospedale. Eppure per i magistrati al momento non ci sono gli estremi per mandare in carcere l'operaio che era al volante, denunciato a piede libero per omicidio stradale, fuga e omissione di soccorso. Al momento gli è stata ritirata la patente e l'auto è stata posta sotto sequestro.

«L'automobilista non si poteva arrestare, non c'era flagranza di reato. Se si fosse proceduto all'arresto sarebbe stato illegale. Al massimo si poteva valutare il fermo di polizia giudiziaria. Ma, al 99 per cento, anche questo non sarebbe stato convalidato», ha spiegato il sostituto procuratore di Verona Bruno Bruni. Per il procuratore, i carabinieri che hanno effettuato i rilievi sul luogo dell'investimento hanno valutato che non vi fosse pericolo di fuga. Perché è vero che l'automobilista si era allontanato dal luogo della tragedia, ma per tornare a casa, non per scappare. «Adottare un fermo da parte dell'autorità di pg - osserva Bruno - significava presupporre un reale pericolo di fuga, che in quel momento non è stato riscontrato».

Gli atti sull'omicidio stradale del ragazzino ieri sono comunque arrivati in Procura per essere valutati. Gli inquirenti vaglieranno tutti gli elementi per poi eventualmente procedere ad eventuali misure cautelari. «L'omicidio stradale è un reato grave e in questa circostanza non ci sono dubbi sulla colpevolezza del soggetto. Ed è un reato gravissimo anche l'omissione di soccorso: è stato dimostrato che se Chris fosse stato aiutato, si sarebbe salvato. Il pirata della strada non è credibile quando afferma di non essersi accorto di averlo investito. E mentre chi ha ucciso un povero tredicenne ed è fuggito è libero, rimangono agli arresti i poliziotti accusati di fatti e reati ancora da accertare», attacca Tosi.

«Quanto accaduto non fa che confermare quanto l'indisciplina stradale sia un fenomeno ormai consolidato nella società. Chi guida non si rende conto che un'automobile può diventare un'arma se condotta in modo sconsiderato. Questo è un dato di fatto culturale», riflette il magistrato.

Intanto i genitori, residenti nel veronese da una ventina di anni, attendono il nulla-osta dall'autorità giudiziaria per la restituzione della salma e poter così celebrare il funerale. La famiglia in queste ore è sostenuta dalla vicinanza di tutta la comunità africana della Valpolicella.

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