"Ciaone" riforme renziane. Adesso tocca al Jobs Act

Il governo alle prese con la grana welfare: per evitare il referendum Cgil è pronto a una stretta sui voucher

"Ciaone" riforme renziane. Adesso tocca al Jobs Act

Lo scandalo del boom dei voucher rischia di essere il grimaldello per scardinare il Jobs Act, già nel mirino della Consulta che l'11 gennaio si pronuncerà sull'ammissibilità dei tre quesiti referendari proposti dalla Cgil.

Un'altra riforma del governo Renzi messa in crisi dall'impatto con la realtà. E la serie è lunga, a cominciare dal ddl Boschi clamorosamente bocciato dal referendum, passando per la riforma Madia della pubblica amministrazione parzialmente bocciata a novembre dalla Corte costituzionale, arrivando al provvedimento che nel 2014 ha abbassato l'età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni ma va avanti di proroga in proroga, fino alla legge elettorale, quell'Italicum tanto avversato non solo dalle opposizioni che ora tutti vogliono cambiare e sul quale si dovrà pronunciare sempre la Consulta il 24 gennaio.

«Ciaone» alle riforme, si potrebbe dire citando il renziano Ernesto Carbone, che dopo il flop di aprile al referendum sulle trivelle l'ha usato come grido di vittoria, scatenando aspre polemiche. Questo «ciaone» è un boomerang che torna addosso al governo che ha legato la sua ascesa appunto alle riforme ed è stato punito prima nelle urne e adesso fuori.

I voucher, dunque, i buoni da 10 euro lordi per pagare lavoratori occasionali, non hanno funzionato e gli abusi ormai evidenti, hanno convinto il governo Gentiloni che con l'anno nuovo bisogna modificare il sistema, per scongiurare il referendum che potrebbe travolgere il Jobs Act.

L'impennata che ha portato al record di 121 milioni di ticket venduti ad ottobre, mentre erano 41 milioni nel 2003, quando sono nati, è estremamente sospetta. Parla inequivocabilmente di abusi. L'uso liberalizzato prima dalla riforma Fornero e poi appunto dal Jobs Act, avrebbe portato ad un utilizzo per mascherare il lavoro precario, di camerieri e colf, operai e vignaioli, telefonisti e venditori, invece di far emergere, come doveva, prestazioni prima solo in nero.

Il governo vuol correre ai ripari con più controlli e multe, ma aspetta il primo monitoraggio che dovrebbe arrivare a giorni, per capire dalle cartelle dell'Inps se è cambiato qualcosa con l'obbligo per il datore di lavoro, introdotto ad ottobre, di comunicare un'ora prima con email o sms l'utilizzo di lavoratori con voucher. In futuro si potrebbe abbassare il tetto per lavoratore in un anno da 7 a 5mila. Si cerca di disinnescare la mina referendum che riguarda i voucher ma anche l'articolo 18, ma la sinistra chiede l'abrogazione dello strumento e Stefano Fassina insiste sul referendum. Roberto Speranza, della minoranza Pd, minaccia di votare la sfiducia al ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Maurizio Del Conte, presidente dell'Agenzia nazionale per il lavoro, respinge l'abrogazione, ma in una intervista al Corriere della Sera spiega che il legislatore deve «tornare sui suoi passi quando si accorge che gli effetti sono opposti a quelli previsti». Per lui, si potrebbero escludere alcuni settori, come l'edilizia. Basta agli eccessi, dice, come quello del Comune di Napoli che con i voucher, «ha promosso un piano di manutenzione del proprio patrimonio».

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