De Pasquale degradato. "Non è stato imparziale"

Da ieri Fabio De Pasquale non è più procuratore aggiunto della Repubblica a Milano

De Pasquale degradato. "Non è stato imparziale"
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Da ieri Fabio De Pasquale (nella foto) non è più procuratore aggiunto della Repubblica a Milano. La sua gestione del processo Eni-Nigeria, attraversato da polemiche e veleni e terminato con l'assoluzione definitiva di tutti gli imputati, costa al magistrato la retrocessione a «soldato semplice» da parte del Consiglio superiore della magistratura. Un provvedimento di rara gravità, anche per le motivazioni che hanno portato alla sua adozione.

Ieri il plenum del Csm ha approvato con ventitré voti favorevoli, nessun contrario e quattro astenuti la delibera che rifiuta la proroga di De Pasquale nell'attuale incarico di procuratore aggiunto. Il plenum ha dunque fatto propria la proposta avanzata all'unanimità dalla commissione Incarichi direttivi secondo cui «risulta dunque dimostrata l'assenza in capo al dottor De Pasquale dei prerequisiti della imparzialità e dell'equilibrio, avendo reiteratamente esercitato la giurisdizione in modo non obiettivo né equo rispetto alle parti nonché senza senso della misura e senza moderazione».

Gli elementi della decisione a carico di De Pasquale sono sostanzialmente gli stessi per i quali il magistrato si trova attualmente imputato a Brescia del reato di rifiuto di atti d'ufficio: non avere depositato nel processo Eni elementi utili alle difese, in particolare quelli che demolivano la credibilità del «pentito» Vincenzo Armanna. Il processo penale a De Pasquale durerà almeno fino a ottobre ma il Csm, pur rispettando la «presunzione di innocenza» ha ritenuto superfluo attenderne la conclusione visto che il collega ha ammesso i fatti, pur dandone la sua spiegazione.

E non si è trattato, per il Csm, di un infortunio casuale: «La pervicacia dimostrata in tutte le sedi in cui è stato chiamato a illustrare il proprio operato è idonea a dimostrare come le condotte poste in essere, lungi dall'essere contingenti e

occasionali, rappresentino un modus operandi consolidato e intimamente connesso al suo modo di intendere il ruolo ricoperto, proiettando, pertanto, un giudizio prognostico negativo sul possesso dei prerequisiti dell'imparzialità».

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