Draghi rifinisce la lista. E oggi va da Mattarella

Mario Draghi è irrintracciabile, irraggiungibile, barricato. Si sa solo che è a Roma, non si capisce neanche bene dove di preciso, forse a Palazzo Koch nei suoi uffici di governatore onorario della Banca d'Italia, e che è impegnato a stendere la lista.

Draghi rifinisce la lista. E oggi va da Mattarella

Se telefonando. Ci prova Zingaretti e trova la segreteria inserita. Poi tocca a Salvini ma il risultato è lo stesso: occupato. E nemmeno i numeri due, gli ambasciatori, quelli che tengono i contatti e che sperano di entrare in squadra, riescono ad avere notizie: quanto a Grillo, ha altro da fare. Mario Draghi è irrintracciabile, irraggiungibile, barricato. Si sa solo che è a Roma, non si capisce neanche bene dove di preciso, forse a Palazzo Koch nei suoi uffici di governatore onorario della Banca d'Italia, e che è impegnato a stendere la lista. Del resto era stato chiaro: «Non cercatemi, della composizione del governo ne parlerò soltanto con il capo dello Stato. Per favore, niente pressioni». Comunque è questione di ore. Dopo il voto di massa, 74 mila clic, della base dei Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau, l'incaricato sta per chiudere. Tranne imprevisti dell'ultim'ora, oggi salirà sul Colle e scioglierà la riserva.

E anche il Quirinale è blindato. Sergio Mattarella ha cancellato gli impegni in agenda, si è chiuso nel suo studio e ha bloccato le telefonate. L'unico contatto, continuo, è con Draghi. L'ex numero uno della Bce ha le idee chiare e sa quali sono i personaggi giusti da mettere al posto giusto però, come prevede la Costituzione, concorda le scelte con il presidente della Repubblica, soprattutto per quanto riguarda alcuni dicasteri chiave: Interni, Esteri, Difesa, Giustizia. Per il resto si ipotizza una compagine leggera, metà donne e metà uomini, di prevalenza tecnica e politicamente ancorata grazie all'ingresso dei delfini: Tajani, Giorgetti, Franceschini. Si parla di schema 3-2-1, cioè tre grillini, due per Pd, Lega e Fi, uno per gli altri, però il nuovo premier ha spiegato che non intende obbedire al manuale Cencelli e seguirà il criterio delle competenze. Niente da fare per i segretari, che si elidono a vicenda. Impossibile far sedere attorno alla stesso tavolo in Consiglio dei ministri Zingaretti, Renzi e Salvini. Serve stabilità, non risse.

Per questo motivo si prevede che i ministeri di spesa verranno affidati ai tecnici, mentre ai partiti finirebbero quelli di rappresentanza e gli «scarti». Grande interesse sta provocando il nuovo super ministero della transizione ecologica, che dovrebbe unire le competenze dell'Ambiente e dello Sviluppo, per la parte energetica. «Le politiche verdi - ha spiegato Draghi - sono fondamentali per lo sviluppo industriale del Paese». Una spinta al «green job può creare posti di lavoro». Nel Recovery Fund c'è una fetta da una settantina di miliardi dedicati a questi temi.

Il presidente incaricato si avvia quindi a guidare un esecutivo con una maggioranza ampissima: tutti dentro tranne Giorgia Meloni, che ha garantito un'opposizione responsabile. Eppure solo otto giorni fa Draghi era in forte minoranza, partiva da una base di 120 voti scarsi alla Camera e aveva l'appoggio di Iv, Forza Italia, Azione, Radicali, qualche gruppo minore. Il Pd era sotto choc, Lega e M5s schierati contro. In una settimana o poco più riuscito a vincere le resistenze e a capovolgere la situazione con una trattativa garbata, dura e avvolgente, cedendo appena qualche briciola. Ha permesso a Grillo di intestarsi il merito del ministero, che era già nel suo programma. Ma nella sostanza i partiti, con le loro richieste sul programma e la squadra, sono rimasti a guardare.

Chissà, magari stanotte tenteranno l'ultimo assalto. Se terrà botta, Supermario potrà salire nel pomeriggio da Mattarella con la lista definitiva e sciogliere la riserva: domani il giuramento nel Salone delle Feste e lo scambio di consegne con Giuseppe Conte, nei primi giorni della prossima settimana la fiducia alle Camere. Se invece si aprirà una nuova trattativa sulla quota dei ministri che spetta alle forze politiche, se davvero ci sarà un terzo rapido giretto di consultazioni da fare, allora la procedura di insediamento potrebbe slittare. Ma sul risultato non ci saranno sorprese. Arruolati alla causa Lega e Cinque Stelle, adesso c'è da tenere d'occhio il malessere del Pd.

Zingaretti in direzione dice che il Caroccio «rimane avversario» e domanda «una squadra autorevole», ma aggiunge che bisogna accettare tutto perché «la richiesta viene dal presidente della Repubblica». Insomma, facciamocene una ragione.

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