Fischi per il grillino che attacca la «lobby»

Missione compiuta. Il deputato pentastellato Mattia Fantinati è riuscito ad andare al Meeting di Comunione e liberazione mantenendo intatta la verginità grillina. Anzi, dopo le proteste e i «venduto» dei giorni scorsi, ieri ha ottenuto la benedizione di Beppe Grillo in persona, con un tweet dedicato al «deputato del M5s senza paura» e la riproduzione integrale del suo intervento direttamente sul blog del leader. Fantinati ha infatti letto un intervento, durissimo e senza sconti nei confronti di Cl «lobby finalizzata al potere». E lo ha fatto nel corso di un dibattito che voleva essere un invito al dialogo. Nel panel, un deputato Ap, Raffaello Vignali, animatore dell'intergruppo sulla sussidiarietà, uno Pd, Marco Donati, Antonio Palmieri di Forza Italia, Guglielmo Vaccaro del misto (ex Pd).

Il convegno è dai toni pacatissimi fino a quando il giovane grillino non conquista il leggio (gli altri avevano parlato dal tavolo) e parte con un attacco frontale. Lui, in politica costretto a lasciare il lavoro da ingegnere. «Alcuni di voi», in politica per «migliorare» il lavoro. Assicura renzianamente che lui non è qui «per applausi e consensi», ma poi, a differenza del premier, tiene fede alla premessa con una bordata: «Sono qui per denunciare come Cl, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l'esperienza spirituale morale in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere».

Primi brusii e poi, addirittura, gli unici «buuuu» e fischi del Meeting. Mai sentiti in questa edizione, il popolo ciellino è abituato ad applaudire anche i più distanti. La replica arriverà solo alla fine da Vignali che gli fa notare come la sua presenza sia la dimostrazione che Cl non è quella dipinta dal grillino. Lui non si commuove. La militanza viene prima della stima costruita nei lavori parlamentari. E continua a leggere. Denuncia il «potere politico» di Cl, «capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti». «Sempre dalla parte dei potenti» e «sempre in nome di Dio». Poi un arringa da pm sulle cattive frequentazioni.

Prima Andreotti, poi Berlusconi, poi il «celeste» Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e infine Renzi. Politici che ogni anno «sentono la necessità di chiedere la benedizione venendo in pellegrinaggio a Rimini, come una volta facevano i Re con i Papi». Ai deputati del M5S basta la benedizione di Grillo.

AnS

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