"I loro tesori? Sommersi o già al sicuro. La confisca degli yacht è irrilevante"

L'avvocato di molti magnati: "Arduo individuare le loro proprietà"

"I loro tesori? Sommersi o già al sicuro. La confisca degli yacht è irrilevante"

«Ricordo perfettamente il volto di Andrey Smyshlyaev quando ricevette nel 2019 la telefonata con cui da Mosca gli comunicarono il sequestro del suo yacht alle Antille. Era da me, in ufficio a Milano». Che espressione aveva? «Lievemente seccata, un po' infastidita, niente di più». Ecco l'effetto delle sanzioni sugli oligarchi russi, secondo l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali del diritto europeo e internazionali, che in passato ha assistito alcuni dei magnati oggi colpiti da sanzioni. Smyshlyaev, arrestato nel 2019 nella sua villa a Como, era un noto oppositore di Putin. Il mandato di cattura internazionale per bancarotta era stato emesso dal Tribunale di Ufa, città russa, dove si troverebbe ora in carcere. Il padre invece, a capo di un impero di costruzioni in patria, è un uomo del «cerchio magico» di Putin ed è nella black list europea. L'importo contestato al figlio da Mosca era talmente esiguo, appena 40mila euro, che il sospetto era che si trattasse di un mandato di cattura «politico».

L'Italia ha congelato beni di oligarchi russi per 143 milioni di euro. Ville, yacht, conti correnti. Acqua fresca?

«L'impatto di questi provvedimenti sugli oligarchi è irrisorio. Si tratta di misure a grande effetto mediatico, ma non incidono sulle ricchezze. Parliamo di patrimoni da miliardi di euro».

La Gdf è a caccia di altre proprietà russe schermate. Il vero tesoro è sommerso?

«Gran parte degli investimenti russi in Italia, ma non solo, è sommersa, schermata da società e prestanome. Operano così già dopo il pacchetto di sanzioni del 2014. E del resto credo sarà difficile poter individuare queste proprietà. Non solo. Gli oligarchi hanno avuto tutto il tempo di trasferire i loro asset prima che scoppiasse il conflitto. Le ricchezze, quelle vere, sono al riparo».

Le sanzioni potrebbero innescare una pressione anche dello stesso popolo russo, isolato dal mondo, su Putin.

«Temo possa registrarsi l'effetto opposto: saldarsi intorno a Putin di fronte a sanzioni percepite come un'ingiustizia unilaterale. Un Paese sfiancato dal punto di vista economico si stringe intorno al leader».

Ma stiamo vedendo piazze piene di manifestanti che corrono il rischio di farsi arrestare pur di gridare il no alla guerra di Putin.

«Le proteste di piazza sono un evento fisiologico, attenzione a sopravvalutare la reale portata di queste piazze. Siamo entrati in una seconda guerra fredda e su questo piano bisogna agire. C'è la necessità di una nuova Yalta. Di un nuovo trattato per fissare aeree di influenza geografica e strategica, tracciare linee sulle cartine geografiche, fare Stati cuscinetto e accordi di riduzione dell'armamento atomico. Inoltre questa crisi ha svelato il vuoto dell'Onu. L'Italia con Draghi dovrebbe giocare un ruolo da protagonista, e ancora non lo vedo».

Sua moglie è ucraina, sua figlia è nata a Kaharkov. Ha familiari in quella zona?

«Stanno tutti fuggendo dal Paese.

È fondamentale che vengano garantiti i corridoi umanitari. Abbiamo lavorato giorno e notte per fare evacuare, e ci siamo riusciti, i bambini dell'orfanotrofio che erano abbandonati sotto i bombardamenti. Ora sono al sicuro fuori dall'Ucraina».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica