
Nel giorno in cui Bruxelles fa sapere che le modifiche al protocollo Italia-Albania che trasformano i centri di prima accoglienza di Shengjn e Gjader in Cpr sono «in linea con il diritto comunitario», Giorgia Meloni rivendica la scelta di delocalizzare in territorio extra Ue la gestione dei migranti.
Lo fa in un video-messaggio al Border secutity summit organizzato a Londra dal primo ministro Keir Starmer, una due giorni a cui partecipano esponenti di governo di 40 Paesi, compresi quelli di origine e transito dei flussi migratori. E dove il cosiddetto «modello Albania» è guardato con interesse. D'altra parte, la lotta all'immigrazione illegale è stato in questi ultimi anni uno dei temi più sentiti in Europa e sul quale anche famiglie politiche tradizionalmente distanti da posizioni intransigenti hanno modificato il loro approccio. Basti pensare che perfino il cancelliere tedesco uscente, il socialista Olaf Scholz, non aveva criticato la soluzione italiana arrivando a parlare di «modello da osservare». Così come sul punto c'è stato un cambio di passo pure nel Partito Popolare europeo, certamente condizionato dalla sua componente tedesca (alle prese in casa con la crescita esponenziale di Afd) ma comunque consapevole che le risposte date fino ad oggi sono considerate inadeguate da un'ampia maggioranza degli europei. Non è un caso che Ursula von der Leyen - presidente della Commissione Ue, tedesca e popolare - negli ultimi anni non abbia esitato ad accompagnare Meloni a Lampedusa e a sottoscrivere (spesso insieme alla premier italiana) diversi accordi con Paesi terzi per bloccare i flussi all'origine. Insomma, sulla lotta all'immigrazione illegale la premier italiana ha trovato convergenze non solo con le famiglie politiche a lei più affini (ovviamente Ecr, ma anche i Patriots) ma anche con il Ppe e un pezzo di S&D, soprattutto i nordici. Basti pensare alla premier socialista danese Mette Frederiksen, elogiata per le sue politiche sui migranti da tutte le destre d'Europa.
Così, nel suo intervento al summit londinese, Meloni rilancia. «Con Keir - dice - siamo d'accordo che non bisogna aver paura di immaginare e costruire soluzioni innovative, come quella avviata dall'Italia con l'Albania». Un «modello criticato all'inizio» ma che, aggiunge la premier, «ha poi raccolto sempre più consenso», tanto che «oggi l'Unione europea propone di creare centri per i rimpatri nei Paesi terzi». Insomma, «ciò vuol dire che avevamo ragione, e che il coraggio di fare da apripista è stato premiato».
Ed è proprio sulla lotta all'immigrazione illegale, aggiunge Meloni, che Italia e Regno Unito stanno «unendo gli sforzi, facendo parlare di più le Forze di polizia, i servizi di intelligence e le autorità giudiziarie», perché «l'obiettivo comune è puntare al cuore del problema, che sono i profitti di scafisti e trafficanti». Insomma, la sicurezza dei confini «è una priorità» che Roma e Londra «condividono» e che «rappresenta un punto fondamentale della nostra cooperazione bilaterale». In Italia, però, il tema migranti continua ad essere divisivo. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, infatti, trasformare i centri in Albania in Cpr è «un tentativo maldestro di coprire un fallimento». Approccio decisamente diverso, invece, quello del ministro Tommaso Foti. «L'Italia traccia la rotta e - dice il ministro per le Politiche comunitarie e il Pnrr - si conferma punto di riferimento internazionale nella lotta all'immigrazione». «La conferma arrivata dalla Commissione sulla conformità al diritto Ue dei cpr in Albania rappresenta una vittoria per l'Italia e per il governo Meloni», aggiunge Carlo Fidanza, capo-delegazione di Fdi a Bruxelles e vicepresidente di Ecr.
«La dimostrazione della solidità giuridica dell'accordo tra Roma e Tirana», spiega Antonio Giordano, segretario generale di Ecr e deputato di Fdi. L'approccio alla questione migranti, dice invece il vice-ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, «è un tema centrale per il governo» perchè «fermando l'immigrazione irregolare si salvano vite umane».
Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che nessuno vuole questo materiale umano, a iniziare dai paesi di provenienza; si figuri poi quelli di solo transito.
Vengono e restano in italia. Punto e basta.
Altri sono i metodi per interrompere, definitivamente, il fenomeno.
A quanto sembra non è vero che ""nessuno l'abbia capito"" visto che l'UE, si proprio quella di cui tanti si riempiono la bocca con ""ce lo chiede l'Europa", l' abbia capito tanto da volerlo fare suo e replicarlo come modello...
Il governo Meloni resta di gran lunga l'alternativa "meno peggio" se confrontata agli immani danni che le sopra citate alternative provocherebbero se al potere.
Una tragedia.
Finora si sono solo viste interminabili diatribe di tipo giudiziario e "crociere" andata e ritorno di fuorilegge, pagate con il denaro dei contribuenti.
Non pare essere un buon modello; almeno per ora.