"Il premier è in un vicolo cieco... Ecco perché conviene finirla qui"

Carlo Nordio ha spiegato perché il processo a Matteo Salvini per il caso Gregoretti "finirà con un non luogo a procedere". L’ex magistrato ha ammesso di non credere alla crisi di governo a meno che non si trovi un’altra maggioranza in Parlamento senza passare dal voto anticipato

"Il premier è in un vicolo cieco... Ecco perché conviene finirla qui"

Ciò che aveva annunciato ha poi eseguito subito senza esitazioni. Carlo Nordio, magistrato sino al 2017, a lungo sostituto procuratore di Venezia ed autore di inchieste sulle Brigate rosse e sui reati di corruzione, ha lasciato il ruolo di consulente della commissione parlamentare antimafia guidata da Nicola Morra. In un Paese dove non pochi dicono una cosa e poi ne fanno un’altra, Nordio si è confermato una persona di principi che mantiene la parola data. A Libero l’ex magistrato ha spiegato che non se la sentiva "di frequentare una commissione presieduta da una persona che si è espressa come si è espressa su Jole Santelli". Parole, quelle pronunciate dall’esponente pentastellato sulla governatrice della Calabria deceduta improvvisamente il 15 ottobre scorso, che avevano provocato polemiche e scatenato indignazione generale. Nordio non ha paura di dire le cose in cui crede. E così l’ex magistrato racconta al quotidiano diretto da Pietro Senaldi cosa pensa del caso-Gregoretti, del quadro politico attuale, e dell’azione del governo giodato dal premier Conte in questa fase di emergenza sanitaria. E il suo giudizio è netto.

Il caso-Gregoretti

Il clima politico è arroventato, tra le altre cose, anche dal processo a Matteo Salvini, rinviato a giudizio per avere trattenuto 131 immigrati a bordo della nave della guardia costiera Gregoretti. "È un processo politico, voluto dall'attuale maggioranza contro il parere tecnico della stessa procura, che aveva chiesto l'archiviazione", ha affermato Nordio che poi ha aggiunto di essere certo che non si arriverà al dibattimento. "Salvini sarà scagionato prima- ha proseguito- perché questo processo, a parte l'infondatezza del reato, non conviene a nessuno". Il nodo più importante è quello che riguarda il premier Giuseppe Conte e l’ex ministro Danilo Toninelli. Nordio ha spiegato che proprio per questo il processo "non conviene a nessuno. Conte è in un vicolo cieco, ed è singolare che non se ne siano accorti quando al Senato hanno votato per il processo". Il motivo è semplice. L’ex magistrato ha ricordato come Conte abbia detto di essere stato in dissenso con il suo ministro "e quindi di essere a conoscenza che Salvini stava commettendo quello che riteneva un reato". Di conseguenza se il premier "confermerà ciò che ha detto e non vedo come possa fare altrimenti, sarà indagato per concorso, perché non ha impedito l'evento che aveva il dovere giuridico di impedire: così stabilisce l'articolo 40, secondo comma, del Codice penale". Ma alla fine ci sarà molto rumore per nulla in quanto "il reato non c'è. Credo che tutto finirà con un non luogo a procedere". La vicenda, ha sottolineato Nordio, non è stata "una bella pagina per la giustizia, piegata alla ragion politica. Pensavo che Renzi avrebbe votato altrimenti. Ne sono rimasto estremamente deluso".

L'unica strada per la crisi di governo

A parte la questione-Gregoretti, Conte ha anche altri problemi da risolvere. La maggioranza giallorossa che lo sostiene è fragile e litigiosa. La possibilità che si verifichi una crisi di governo esiste. Eppure secondo Nordio, le "minacce" di Renzi di far cadere l’esecutivo evaporeranno come neve al sole. Il tutto per una questione di convenienza: l’ex premier sa che se si andasse al voto anticipato rischierebbe tantissimo. "Fino a ieri- ha spiegato- lui e Conte erano come i due scorpioni nella bottiglia: se uno colpiva per primo, poi moriva anche lui. Se Conte cadesse, e si andasse a votare, probabilmente scomparirebbe dalla vita politica, ma neanche Renzi, secondo i sondaggi, ne uscirebbe bene". In questa fase il Pd è costretto a muoversi con prudenza senza prendere una posizione netta tra il presidente del Consiglio e il leader di Iv. L’ex magistrato crede, infatti, che i dem si libererebbero "volentieri di entrambi, e le elezioni anticipate gli sarebbero vantaggiose, perché recupererebbe molti consensi finiti ai grillini". Ma il Pd è immobile per un preciso motivo: la questione del successore di Sergio Mattarella. Secondo Nordio i dem sono "terrorizzati dall'idea che un nuovo Parlamento a maggioranza di centrodestra elegga il prossimo presidente della Repubblica. Il quale non solo nomina alcuni giudici costituzionali, presiede il Csm ed altri organismi, ma esercita oggi una moral suasion molto più intensa della mera funzione notarile che contrassegnava l'alta carica alcuni decenni fa".

Crisi di governo quindi sventata? Nordio non lo crede, anzi. Per l’ex magistrato vi potrebbe essere un altro scenario che costerebbe carissimo solo al premier e che,a l contempo, farebbe felici il leadr di Iv ed i dem che si ritroverebbero un una situazione vantaggiosa: "Se Renzi e il Pd avessero la certezza, e questo non lo possiamo sapere, che la caduta del governo non porterebbe ad elezioni anticipate, allora Conte avrebbe, scusi il bisticcio di parole, i giorni contai”, ha affermato ancora l’ex magistrato.

L'emergenza sanitaria

L’ex magistrato ha, poi, criticato duramente il governo sulla gestione dell’emergenza sanitaria. In merito ai divieti imposti per arginare la diffusione del Covid-19, Nordio ha sottolineato che "la libertà individuale va coniugata con la sicurezza, in questo caso con la sicurezza sanitaria. Tutti i provvedimenti, anche quelli più radicali, possono essere giustificati in una situazione di emergenza. A patto, però, che siano razionali". E secondo l’ex magistrato, in questo caso "non sempre lo sono". Basta vedere il caso della chiusura dei locali: "Non si capisce perché i ristoranti siano sicuri a mezzogiorno per il pranzo, e non la sera per la cena". Critiche Nordio le riserva anche alle norme che vietano di transito tra comuni il giorno di Natale. A suo giudizio tali provvedimenti dovrebbero essere annoverati nella categoria delle "assurdità". E per illustrare il suo pensiero prende ad esempio una situazione non tanto estrema: "Sul Montello, dove io vado, anzi andavo a cavallo prima del virus, alcune case hanno l'entrata nel comune di Giavera e il cancello del giardino in quello di Nervesa, e in alcune frazioni è addirittura impossibile andare da un estremo all'altro dello stesso comune senza transitare per un comune. Così è in molte altre parti d'Italia”.

Nordio ha sottolineato che anche se ora il governo pare intenzionato a ripensarci la frittata è ormai compiuta: "Il danno di immagine è fatto: sono provvedimenti poco meditati. Se i cittadini non si convincono con le buone è giusto intervenire con le cattive, ma bisogna farlo con il cervello, non con l'emotività o peggio ancora con i pregiudizi burocratici. E purtroppo questo non è stato fatto". Altro affondo l’ex magistrato lo riserva alle norme dei Dpcm e degli altri provvedimenti governativi. Nordio ha evidenziato che le norme dovrebbero esser sempre chiare e comprensibili ma, a suo giudizio, "da noi lo sono sempre meno. Dal punto di vista tecnico, poi, si è fatta molta confusione". Lo stesso ex magistrato ha ricordato che i Dpcm non sono leggi, quindi non possono essere accusati di incostituzionalità, ma in quanto atti amministrativi "possono essere impugnati davanti ai Tar e quindi annullati".

Per di più "in base a una legge del 1865, vecchia, ma mai abrogata, possono anche esser disapplicati dal giudice ordinario". In poche parole una sanzione applicata sulla base di un Dpcm può esser annullata dal giudice che ritiene il provvedimento "illogico o viziato di eccesso di potere". Altro colpo al premier Conte.

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