Pronti a salpare verso l'Italia: fermati in Tunisia 9 jihadisti

Terroristi tra i 21 e i 39 anni tentavano di imbarcarsi su un gommone. Soltanto dieci giorni fa un altro blitz

Pronti a salpare verso l'Italia: fermati in Tunisia 9 jihadisti

Li hanno presi poco prima che salissero su un barcone in Tunisia. Direzione: Italia. Erano in nove, tutti sulla stessa nave: un commando di jihadisti forse pronto a colpire il Belpaese o chissà quale altra città europea.

Che l'immigrazione incontrollata nasconda nelle sue pieghe il rischio che i terroristi arrivino via mare in Ue non è certo una novità. Ma questa è la prima volta che un carico di jihadisti viene fermato mentre sta per prendere la via del Mediterraneo centrale. E soprattutto è la prima volta che sullo stesso gommone vengono scovati ben nove combattenti di Allah. A intercettare la milizia islamista sono state la Guardia costiera tunisina e la squadra dell'antiterrorismo di Biserta, nel nord del Paese. I nove fermati, di età compresa tra i 21 e i 39 anni, sono stati riconosciuti tra 15 migranti che avevano pagato i trafficanti per un viaggio in gommone verso l'Italia. Ora le loro posizioni sono al vaglio della Guardia nazionale che indaga sui casi di terrorismo.

Solo dieci giorni fa la polizia tunisina era riuscita a mettere le mani su una rete internazionale dedita al business del trasporto di terroristi da Iraq e Tunisia verso il Vecchio Continente. Per riuscire a nascondere i miliziani jihadisti, i trafficanti utilizzavano passaporti stranieri contraffatti. Secondo quanto riferito dal ministero dell'Interno di Tunisi, la polizia aveva arrestato quattro cittadini iracheni e un tunisino coinvolti nel sodalizio criminale.

E pensare che Matteo Salvini lo aveva ripetuto solo pochi giorni fa. «Mi davano dell'esagerato, del razzista spiegava il ministro dell'Interno - ma è ormai provato dai servizi dei Paesi nordafricani che con i barconi sono partiti e dai barconi sono sbarcati uomini affiliati al terrorismo, e poi c'è il fenomeno dei combattenti islamici che sono partiti dall'Italia e che stanno tornando». Anche secondo il ministro della Difesa è ormai appurato che con «l'immigrazione incontrollata arrivino jihadisti». La Trenta si riferiva alla Libia. Ma il discorso vale anche (e soprattutto) per la Tunisia. E gli arresti di ieri lo confermano.

In fondo anche l'Interpol a gennaio di quest'anno diffuse una lista di 50 sospetti militanti dell'Isis che sarebbero arrivati in Italia sbarcando sulle coste della Sicilia. La polizia italiana disse di non aver trovato «alcun riscontro all'informazione» fatta trapelare, ma anche per Frontex i terroristi si «infiltrano con falsi passaporti sui barcone dei migranti». Più indizi fanno una prova.

Il Pd e la sinistra si erano sempre mostrate piuttosto fredde nel ritenere possibile che i combattenti dell'Isis potessero scegliere i natanti dei disperati come mezzo per raggiungere l'Europa. È famosa la battuta, molto sarcastica, dell'allora premier Matteo Renzi: «I terroristi non usano le zattere», disse alle scuole di politica del Pd. Tre anni dopo la musica è cambiata, lo Stato Islamico è in rotta di collisione e anche l'ex ministro dell'Interno Minniti ha dovuto ammettere che nel Belpaese «il rischio attentati è altissimo» anche a causa dei miliziani «nascosti tra i migranti».

«Dal momento che ora la loro fuga è individuale - spiegò Minniti al Giornale - viene lecito pensare che la via migliore sia quella di una rotta già aperta, quella dei trafficanti di esseri umani».

Ieri ne sono stati fermati nove su un solo barcone. Ma è probabile che non siano gli ultimi pronti ad affrontare il Mare nostrum per combattere la loro ultima battaglia per Allah e contro l'Occidente.

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