Rissa alla Camera sul ddl riforme costituzionali

Il vicepresidente Roberto Giachetti è stato costretto a sospendere la seduta e a chiedere di allontanare alcuni tra gli onorevoli più facinorosi

Rissa alla Camera sul ddl riforme costituzionali

Una notte di tensione tra maggioranza e opposizione. Alla Camera il voto sulle riforme costituzionali si trasforma in una vera e porpria battaglia. A Montecitorio scoppia la rissa. I Cinque Stelle, che chiedevano che venisse rinviata la discussione dell’articolo 15, hanno iniziato a battere i faldoni degli emendamenti sui banchi, e a gridare ritmicamente "onestà, onestà". In questo clima, è scoppiata la rissa, con deputati in piedi tra i banchi e insulti: coinvolti in particolare deputati di Pd e Sel. Il vicepresidente Roberto Giachetti è stato costretto a sospendere la seduta e a chiedere di allontanare alcuni tra gli onorevoli più facinorosi. A notte inoltrata, all’1,30, è arrivato anche Matteo Renzi, visti i mal di pancia all’interno del Pd. La minoranza ha chiesto per venerdì un’assemblea del gruppo per esprimere il "malumore" per il "pantano" in cui è finita la riforma. Sulla bagarre alla Camera è intervenuto il premier Matteo Renzi: "Stupisce che ci sia chi esprime non tanto un dissenso, che sarebbe legittimo, ma che siccome ha le idee in minoranza prova a fare ostruzionismo e tentativi di blocco - ha detto il premier -. La nostra maggioranza, in ogni caso, non si blocca". Non solo: Renzi ha sottolineato l’importanza di stringere i tempi e fatto notare che "la maggioranza lavora anche di notte per portare a casa i risultati".

Poi a parlare è il capogruppo Roberto Speranza: "No a ricatti - ha detto però il capogruppo Pd, Roberto Speranza - no a un Parlamento sotto scacco. È inaccettabile. Il Pd non si vuole mai sottrarre a una discussione di merito e per questo siamo stati d’accordo ad ampliare i tempi del dibattito - ha aggiunto Speranza -. La proposta di Fraccaro non la banalizziamo ma noi nel merito dei referendum la pensiamo diversamente. Io personalmente penso che il referendum senza quorum sia un errore ma ho rispetto per chi la pensa diversamente. La forza del dibattito parlamentare è di far confrontare punti di vista diversi, il Parlamento serve a discutere. Ma dico con chiarezza: no ricatti. È inaccettabile mettere sotto ricatto il Parlamento - ha sostenuto con veemenza tra i brusii - l’articolo 15 arriverà e dovrà essere oggetto di discussione. Ma intanto andiamo avanti e non teniamo sotto scacco questa Camera". Insomma dopogli insulti di mercoledì notte, lo scenario si è ripetuto ancora una volta. Il confronto di fatto è fallito. Il governo va avanti: l’obiettivo è arrivare a votare tutti gli articoli entro sabato e approdare al voto finale la prima settimana di marzo.

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, ironizza: "Da seduta fiume a seduta palude, intervenga Mattarella". Caustico Matteo Salvini, segretario della Lega Nord: "Alla Camera si stanno picchiando sulla riforma della Costituzione, ma chi se ne frega di questi argomenti".

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