Sanità, la Lega sfida Renzi: "Pronti allo sciopero fiscale"

I governatori del Carroccio minacciano il premier: "Se ha le palle, obblighi tutti ad applicare i costi standard"

Sanità, la Lega sfida Renzi: "Pronti allo sciopero fiscale"

"Se il governo pensa di tagliare anche un solo euro di spesa sanitaria al Veneto noi facciamo lo sciopero fiscale". Il governatore del Veneto Luca Zaia mostra i muscoli. E lancia una sfida a Matteo Renzi che, proprio in questi mesi, è alle prese con i tagli ai ministeri per soddisfare i parametri economici imposti da Bruxelles. Una sfida che è stata subito raccolta dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, anche egli pronto allo sciopero fiscale qualora "lo Stato taglierà i fondi alla sanità".

La Lega Nord è pronta a dare battaglia. Il messaggio lanciato dal segretario Matteo Salvini, ieri dal Monviso, è stato si troppo chiaro. Ha addirittura invocato i bastoni, "oviamente bastoni democratici, figurati, bastoni di gommapiuma e da passeggio". "Mi sono rotto di leggere ogni giorno di imprenditori, artigiani e padri di famiglia che si suicidano", ha scandito Salvini lanciando dalle sorgenti del Po la resistenza fiscale che il Carroccio ha in programma per il mese di novembre. "Dobbiamo toccarli anche sui portafogli e per questo mettere in atto alcune azioni di resistenza fiscale", ha continuato spiegando che anche i tagli sono tasse: "Se chiudi un ospedale è una tassa per il cittadino, che deve fare 50 chilometri per andare a farsi curare - sostiene - se chiudi una scuola è una tassa occulta". In prima linea, al fianco del leader lumbard, si sono subito schierati i due governatori leghisti che sono pronti allo sciopero fiscale per dare ai palazzi romani un segnale senza precedenti. "Se il governo pensa di tagliare anche un solo euro di spesa sanitaria al Veneto noi facciamo lo sciopero fiscale", ha minacciato Zaia in una intervista al Quotidiano nazionale. E a Renzi ha lanciato una sfida: "Se ha le palle approfitti della situazione, obblighi tutti ad applicare i costi standard. La siringa, lo stent, il pasto in ospedale devono costare ovunque la stessa cifra".

Secondo i governatori leghisti, lo Stato centrale è ostaggio degli spreconi e della mala gestione. "Renzi non applicherà mai i costi standard perché provocherebbe la ribellione del Sud - ha spiegato Zaia - non dei cittadini, ma della classe dirigente". Basta guardare i numeri sulla sanità per dargli ragione: ci sono quattro regioni meridionali con un buco di 5 miliardi di euro. "Sono quelle che spendono di più e curano peggio - ha continuato - tanto che i loro pazienti scappano". Se si guardano le tabelle dei costi si vede che nel Sud Italia una garza viene pagata anche il 620% in più. Laddove in Veneto il paziente resta mediamente sette giorni in ospedale, ci sono regioni che arrivano a ricoveri di trenta giorni. "Da noi ci sono un paio di primari di andrologia per 5 milioni di abitanti - ha fatto notare Zaia - altrove i primari sono 30". Questo è, appunto, l’emblema dell’inefficienza. Perché significa che non sono stati fatti investimenti nella diagnostica e nelle tecnologie.

"Per uscire dalla crisi il Paese deve diventare virtuoso - ha concluso - bisogna dire a tutti che la pizza Margherita costa 5 euro. Non possiamo accettare che ci sia qualcuno che ci porta una ricevuta da 60 euro. Al Sud questo qualcuno è la stragrande maggioranza".

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