Sgarbi la dice giusta sui pm. Ma in Aula finisce in rissa

Chiede una commissione d'inchiesta e accosta toghe e mafia. Un'azzurra lo critica, lui la insulta: espulso

Sgarbi la dice giusta sui pm. Ma in Aula finisce in rissa

«Che un criminale delinqua è normale, che lo faccia un magistrato è un terremoto istituzionale». Questo l'incipit del breve intervento di Vittorio Sgarbi alla Camera dei deputati che ha portato, con il classico effetto valanga, un semplice sassolino a divenire una fulminea cascata di pietre. Il celebre critico d'arte ha spostato l'attenzione dal dl Carceri in discussione in aula al caos scoppiato all'interno dell'Associazione nazionale magistrati dopo gli ultimi esiti dell'inchiesta che vede «imputato» il giudice Luca Palamara.

In poche battute Sgarbi alza il tiro sulla categoria della toghe, tirando in ballo le intercettazioni contro Salvini e la polemica tra il ministro Alfonso Bonafede e alcuni giudici e proprio rivolgendosi al Guardasigilli ha aggiunto: «Dobbiamo aprire una Commissione d'inchiesta urgente contro la criminalità di magistrati che fanno l'opposto del loro lavoro». Invettiva con la quale ha ricevuto anche applausi dal settore del centrodestra.

L'intervento di Sgarbi ha però scatenato la reazione indignata della forzista Giusi Bartolozzi (magistrato in aspettativa). «Sentire da un collega che la magistratura tutta è mafiosa, a me fa inorridire» ha detto l'azzurra. «Non era tutta», ha replicato lo stesso Sgarbi, ricordando che Francesco Cossiga aveva definito l'Anm «un'associazione mafiosa». A microfono spento, durante le repliche della Bartolozzi e della stessa Carfagna, Sgarbi ha continuato a inveire (i testimoni parlano di epiteti irripetibili). Più volte la Carfagna ha invitato il deputato di Noi con l'Italia a moderare il linguaggio e soprattutto a rispettare i colleghi e l'istituzione. Fino alla decisione di ordinare ai commessi di accompagnarlo fuori dall'aula. Sgarbi si è lasciato portare di peso. Continuando la sua reprimenda (a quel punto non soltanto contro i magistrati, ma anche contro alcuni colleghi). Nel pomeriggio, sulla sua pagina Facebook, il critico d'arte ha poi precisato il bersaglio della sua invettiva. «Non appartengo alla categoria dei tornacontisti. Dico quel che penso. E ci metto sempre la faccia. Sto in Parlamento a testa alta. Chi oggi mi attacca ignobilmente è solo perché ricordo loro cosa sono, cosa sono stati, come hanno ottenuto quei posti e come verranno ricordati».

E da critico d'arte di fama chiede aiuto a Raffaello Sanzio postando sempre sui social la celebre Deposizione Baglioni a fianco dello scatto che lo immortala mentre i commessi lo portano di peso fuori dall'Aula. «Mi volevano deporre - recita la sua didascalia - ma mi hanno semplicemente spostato».

Unanime la solidarietà nei confronti di Bartolozzi e Carfagna, vittime a loro dire di insulti sessisti. Diverse invece le valutazioni delle forze politiche, relativamente alle questioni sollevate in tema di giustizia. In particolare i capigruppo di Forza Italia e della Lega, Mariastella Gelmini e Riccardo Molinari, hanno invitato ad abbandonare ogni «ipocrisia su quello che è un male di questo Paese» e rispetto a tematiche per le quali «l'indignazione di quest'Aula dovrebbe essere pari a quella che giustamente c'è stata per la gazzarra mesa in scena dal collega Sgarbi».

A sinistra Leu, Italia viva e il Pd hanno stigmatizzato le parole di Sgarbi. Anche quelle rivolte alla categoria dei magistrati. «Fuori da questa aula - ha commentato Roberto Giachetti (Italia viva) - non sarebbe lecito a nessuno lanciare simile accuse».

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico che ha chiesto ai questori di Montecitorio un'istruttoria sul caso. Ed è proprio a Fico che risponde il diretto interessato.

«Di indecente e indegno c'è solo il comportamento di Fico che mi attribuisce cose mai dette ignorando che i deputati non si dividono per sessi, e io non ho detto nulla di diverso da quello che avrei detto a un deputato maschio. Alla Bartolozzi mi sono limitato a dire «sei ridicola». Quanto alla Carfagna le ho detto «fascista», avendomi impedito non solo di parlare ma di votare. Noto che anche una donna può essere fascista».

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