Si apre al Csm l'era garantista. E gli irriducibili sono già pronti a fare le barricate

La svolta di Pinelli. E l’Anm: "La strada giusta è il leale dialogo"

Si apre al Csm l'era garantista. E gli irriducibili sono già pronti a fare le barricate

Garantismo vuol dire «piena tutela e rispetto della dignità delle persone, rigore professionale, rispetto della sottoposizione alla legge e riserbo in tutti i comportamenti». Questo è «l'ideale del magistrato che noi riteniamo debba essere perseguito», dice il nuovo vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Un messaggio chiaro, quello risuonato all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, ai pm che fino a oggi hanno anteposto le chiacchiere alle carte, le interviste alle sentenze, le opinioni personali ai fatti. Basterà la necessità di ripartire dal garantismo come colonna portante dell'azione giudiziaria per ridare credibilità alla magistratura? Basterà ribadire che «l'autonomia e l'indipendenza dei giudici costituiscono un pilastro della nostra democrazia, garantita dalla Costituzione», come ha fatto ieri il Guardasigilli Carlo Nordio, ripetendo a memoria il monito di due giorni fa del capo dello Stato Sergio Mattarella? Basterà la sintonia tra via Arenula, Palazzo de' Marescialli e Quirinale, rappresentata plasticamente dal capo dello Stato che annuisce mentre parla il ministro Nordio e sorride alle parole di Pinelli?

C'è chi punta il dito su quei magistrati (pochi) che hanno subornato la legge alle convenienze politiche e correntizie, come fa notare l'ex leader dell'Anm Luca Palamara: «C'è la volontà di una parte importante della magistratura di non farsi utilizzare da una parte politica, di dire ai cittadini che i magistrati non vogliono essere ed apparire politicizzati. È arrivato il momento di fare riforme coraggiose per dare al Paese una giustizia giusta». Gli avvocati sembrano pronti a dare battaglia: «Le immagini dei tribunali vuoti, deserti, oltre a suscitare nostalgia, a provocare tristezza, alimentano nella gente comune la percezione di assenza della giustizia», sibila la presidente del Consiglio nazionale forense Maria Masi, mettendo in imbarazzo palpabile diversi ermellini. «La strada è il dialogo e il confronto nell'interesse del Paese», replica il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia, che invoca «uno spirito di leale collaborazione» dopo le parole del vicepresidente del Csm Pinelli e le promesse del ministro Nordio, ben sapendo che dentro il sindacato delle toghe sono in molti ad annunciare le barricate di fronte alle proposte che il Parlamento ha in incubazione, dalla separazione delle carriere alla stretta sulle intercettazioni (tranne che per mafia e terrorismo), senza escludere la questione carceri tra 41bis ed ergastolo ostativo. «Ogni volta che qualcuno mette mano alla riforma escono fuori delle inchieste che tendono a bloccarle», sottolinea qualcuno nei corridoi del Palazzaccio, ricordando come finì la riforma del leghista Roberto Castelli, archiviata dopo l'inchiesta che sfiorò l'allora Guardasigilli Clemente Mastella pochi giorni prima di entrare in vigore.

Intanto il Csm prende sempre più forma. Ieri il Plenum del Csm ha eletto i componenti della sezione Disciplinare, presieduta di diritto dal vicepresidente Pinelli, come prevede la legge. I 5 componenti effettivi sono: Genantonio Chiarelli di Area, Paola D'Ovidio (Magistratura indipendente), l'indipendente di sinistra Roberto Fontana, Antonino Laganà di Unicost e la laica Rosanna Natoli (Fdi).

Sulle loro scrivanie passeranno i dossier più scottanti, dal pasticcio su Palamara ai veleni di Milano e di Palermo con Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita, che al Csm erano di casa, per non parlare del braccio di ferro tra toghe e politica, come il caso Open-Matteo Renzi.

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