Per tracciare i contatti ora si arruolano studenti

Cercasi "esperti": il bando della Protezione Civile rivolto anche a iscritti al terzo anno d'università

Per tracciare i contatti ora si arruolano studenti

«Non ci faremo trovare impreparati», tuonò l'Avvocato del popolo. Perchè se è vero che ormai ci sentiamo ripetere che in Italia il dilagare del Covid è colpa degli italiani, quelli di loro che governano non si sentono parte della categoria. Loro ne erano certi: «Se arriverà una seconda ondata non ci faremo trovare impreparati». E invece.

Spunta l'ennesimo bando della Protezione Civile (quella delle mascherine in tutte le scuole da far girare sui banchi a rotelle), ed ecco la procedura per l'individuazione di 1500 unità tra personale medico e sanitario per la medicina territoriale. Clicca qui se sei medico, qui se sei infermiere, qui se sei un assistente sanitario o un tecnico delle prevenzione d'ambiente e nei luoghi di lavoro. Fin qui tutto bene, si tratta insomma di fare l'attività di «contact tracing», aiutati dalla zoppicante app Immuni. Però guardando bene, spunta un altro clic, alla voce «Studenti delle professioni sanitarie». Prego? In pratica: «Sei uno Studente iscritto al terzo anno dei corsi di laurea triennali in infermieristica, assistenza sanitaria, tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro ed in regola con i crediti formativi universitari previsti dal tuo piano di studi? Il tuo aiuto è importante per l'emergenza Coronavirus». Astenersi laureati.

Venghino, signori venghino dunque, al mercato del Covid non si rifiuta più nessuno. Per assicurarsi che il virus non faccia danni, siamo arrivati a imbarcare gli studenti di medicina, in un'attività che non solo richiede conoscenza approfondita, ma magari anche addestramento per trattare con persone già impaurite dagli ansiogeni annunci del governo. Ma forse è meglio così, visto che i giovani d'oggi dalle università fanno uscire idee che nessun uomo ha mai visto prima. Soprattutto se risiede all'interno di un Cts e dintorni.

Perché: mentre all'Università della Calabria nei giorni scorsi un'app dei locali studenti ha isolato in poche ore positivi e luoghi a rischio, il governo in tutti questi mesi non è ancora riuscito a organizzare il tracciamento, nonostante - come dice il deputato forzista Marco Marin - «il professo Crisanti abbia presentato un piano in agosto e nessuno gli abbia dato seguito: qualcuno può spiegare perché?». La risposta potrebbe essere «Usca» (diciamolo: sulle sigle non li batte nessuno), che sono in pratica le squadre di medici infermieri a domicilio create con decreto ministeriale ad agosto: dovevano essere 2000, ce ne sono attualmente 46. E i medici di base e di guardia coinvolti pare abbiano in mano un regolamento tipo il manuale d'istruzione di una nota marca svedese di arredamenti: ci sono solo figure e alla fine manca sempre qualche pezzo. Oppure si potrebbe parlare anche degli oltre 50mila infermieri che mancano, dei quali 10mila in Lombardia, come fa notare il sindacato Nursind.

Con i risultato che personale (ostetriche perfino) viene dirottato nei reparti Covid senza alcun tipo di preparazione: «Gli eroi della prima ondata, terminata l'emergenza, sono stati rimandati a casa a pesci in faccia e senza neppure il riconoscimento economico». Tant'è, sarà forse che loro già sapevano: nulla li avrebbe trovati impreparati. E in fondo potrebbe essere che siamo noi ad esagerare. Probabilmente ci serve un anestetizzante: chessò, un bel discorsetto dell'Avvocato.

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