Usa, verso elezioni da record Trump in Florida: "Voto Donald"

Secondo le previsioni gli elettori potrebbero arrivare a quota 150 milioni. Biden fa campagna con Bon Jovi

Usa, verso elezioni da record Trump in Florida: "Voto Donald"

A nove giorni dalla data ufficiale delle elezioni, gli americani continuano ad andare a votare massicciamente in anticipo, approfittando dell'opportunità offerta dalla legge e facendo prevedere agli esperti di statistica un'affluenza record per le presidenziali da oltre un secolo a questa parte. C'è chi lo fa recandosi di persona al seggio, sobbarcandosi talvolta (è il caso della Georgia) attese in fila dell'ordine delle otto-dieci ore pur di depositare la propria scheda nell'urna. Moltissimi altri, invece, hanno già votato per posta, un metodo che risparmia all'elettore contatti personali indesiderati in tempi di pandemia Covid ma che avrà come ricaduta sicura l'allungamento dei tempi dello scrutinio anche di giorni. Il che significa che il nome del nuovo presidente lo si conoscerà con certezza ben più tardi della notte elettorale.

L'attesa è comunque palpabile. Sembra che alla fine voteranno in 150 milioni, ossia due aventi diritto su tre, una quota altissima per le abitudini dell'elettore americano, che testimonia quanto questi due candidati così diversi dividano l'opinione pubblica e la spingano a schierarsi in modo attivo. Ieri anche il presidente in carica si è recato a votare «per un certo Trump», ha detto celiando all'uscita dal seggio a West Palm Beach in Florida. Trump infatti non vota più a New York perché ha trasferito la residenza presso il suo residence di lusso con annesso golf di Mar-a-Lago.

Fedele alla sua linea di demolizione sistematica del detestato presidente-tycoon, ieri il New York Times ha lanciato un nuovo filone polemico anti Trump. Stavolta, nelle intenzioni del quotidiano liberal, l'elettore indeciso dovrebbe indignarsi per una vicenda di «donazioni interessate» del presidente auspicato uscente: in un paio di casi egli avrebbe gonfiato le cifre in modo sospetto per ottenere vantaggi fiscali indebiti, inducendo il procuratore newyorkese a indagini che secondo il giornale sarebbero attualmente in corso. A partire già dal 2005, in particolare, Trump avrebbe donato in beneficenza 130 milioni di dollari, ma di questi solo una decina sarebbero effettivamente usciti dalle sue tasche sotto forma di una reale donazione a un parco pubblico: il resto invece avrebbe avuto la forma di «servitù di conservazione», una prassi comune tra i contribuenti più ricchi che permette a un proprietario di terreni di conservare il titolo di proprietà ottenendo una detrazione fiscale pari al suo valore presunto.

Si vedrà. Intanto i sondaggi continuano a dire unanimemente Biden con largo margine. Il vecchio Joe tuttavia, come consiglia il suo ex boss Barack Obama, ostenta grande cautela, ossessionato dal ricordo dello choc patito nel 2016 da Hillary Clinton con una sconfitta che nessuno aveva pronosticato. Mentre il presidente votava in Florida, il candidato democratico era in Pennsylvania, il suo Stato natale considerato in bilico, per un paio di comizi «drive in». Lo accompagnava la stagionata ma sempre popolare rockstar Bon Jovi (che ha anche un nuovo disco da pubblicizzare), politicamente a lui molto vicino ma temuto dai superstiziosi: quattro anni fa la sera del voto era con la Clinton a festeggiare in anticipo una vittoria che non venne mai.

Alcuni giornali non si curano di queste minuzie e già si esercitano a pronosticare l'organigramma di una futura Amministrazione Biden: si parla di Susan Rice alla Segreteria di Stato e di Lael Brainard al Tesoro, ma il nome che fa rumore è quello di Bernie Sanders, il senatore socialista che a 79 anni suonati starebbe brigando per ottenere la guida del ministero del Lavoro in cambio del concreto sostegno assicurato alla campagna dell'ex rivale alle primarie Joe Biden.

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