Viminale: una task force contro il caporalato che sfrutta i migranti

Piantedosi replica alle provocazioni della sinistra con un piano di controlli incrociati

Viminale: una task force contro il caporalato che sfrutta i migranti

Alle tante accuse e provocazioni che da due mesi a questa parte hanno periodicamente avuto come obiettivo il titolare del ministero dell'Interno in merito al capitolo immigrazione, Matteo Piantedosi risponde con i fatti. Uno dei primi atti concreti da realizzare direttamente sul campo è il contrasto diretto al caporalato non solo nelle campagne, dove alberga indisturbato da sempre, ma anche all'interno del comparto edile e manifatturiero. Il Viminale sta organizzando una task force di 570 operatori, con appositi profili professionali, da inserire nella maggioranza delle prefetture interessate dalle procedure di emersione dei rapporti di lavoro irregolari degli immigrati. Che essi siano braccianti, operai, imbianchini o chissà cos'altro non ha importanza perché costoro, al momento del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, si dovranno recare negli sportelli appositi dove avverranno serrati controlli incrociando nominativi, anagrafica e contratti di ciascun richiedente. Nessuna possibilità di sviare verifiche e ispezioni successive anche nei luoghi di lavoro. Una certa sinistra, a quasi sei anni dall'approvazione della legge per il contrasto allo sfruttamento lavorativo e del caporalato, si è riempita le fauci di belle parole contro il maltrattamento dei migranti nelle campagne e si è anche, a chiacchiere, detta propensa a promuovere, in giro per l'Italia, l'individuazione di alloggi che possano essere destinati a lavoratori stagionali immigrati. Macché solo mera propaganda. Malgrado le cosiddette campagne di sensibilizzazione, i forum locali, le manifestazioni di piazza e le richieste ai tanti esecutivi in carica, ci voleva il governo Meloni e il ministro Piantedosi per organizzare i dovuti controlli e la necessaria scrematura sul campo di stagionali e immigrati stanziali. Ed è raggiungendo questi obiettivi che il Viminale si sta facendo facilmente scudo delle crociate sinistrorse volte solo a tirare fango su chi porta avanti l'intento di gestire l'immigrazione in maniera trasparente e dignitosa. Già, è una questione di dignità quella di liberare i braccianti dal cappio dei caporali e così dalle vessazioni. Infatti per caporalato non si intende solo l'organizzazione illecita del lavoro e la mazzetta settimanale, al caporale, per il mantenimento del contratto: è sicuramente un meccanismo più complesso che riguarda l'indecenza degli alloggi senza adeguati servizi igienici, il pagamento di certe tariffe extra per il trasporto, gli orari di lavoro oltre i limiti consentiti e le cibarie spesso scadute.

Gestioni sottotraccia che riportano a una vicenda sulla quale ancora non è stata scritta la parola fine: quella riguardante le cooperative gestite dalla suocera del deputato Aboubakar Soumahoro (ex Verdi e Sinistra), la compagna Liliane Murekatete, il fratello di lei e altri tre indagati.

Per tutti loro l'accusa è di danno erariale ma non si esclude che, con un rinvio a giudizio, possano emergere e quindi essere valutate anche lo sfruttamento di certe pratiche lavorative. Così come è stato raccontato dagli stessi stranieri a Borgo Mezzanone, nel foggiano, quando venivano frequentati dall'allora leader della Rete degli immigrati e sportello dei diritti, Soumahoro.

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