"Repubblica" ha un virus

Se il Giornale titola in prima pagina sul grande flop dei vaccini contro l’influenza A, altrimenti detta «suina», non c’è da meravigliarsi: questo quotidiano è stato sin dall’inizio a dir poco scettico sul Grande Allarme Mondiale Per La Terribile Epidemia. Ma se a fare lo stesso è la Repubblica beh, la cosa assume tutt’altro aspetto. Il giornale di De Benedetti, infatti, è stato il più accanito e pervicace in Italia, e forse nel mondo, nell’alimentare il panico nei confronti della «nuova spagnola», lo spaventoso morbo che avrebbe mietuto milioni di vittime senza risparmiare nazione alcuna. Ricordiamo giorni e giorni di titoloni, paginate a mazzi: quattro-sei-otto al colpo. E ricordiamo anche il consueto tono di accusa nei confronti del governo che «non fa niente», che «resta a guardare», che «si perde in chiacchiere mentre gli altri Paesi si dotano di vaccini», che «ha chiesto un numero di dosi di farmaci inferiore al necessario».
Adesso che il flagello è arrivato e se n’è andato, rivelandosi per quello che il Giornale, in perfetta solitudine, aveva subito sostenuto essere, una modesta influenza di gran lunga meno pericolosa della stagionale, può il quotidiano di Largo Fochetti far finta di nulla e mettersi ad accusare il governo di aver comprato «23 milioni di vaccini inutili»? Può piangere sui 200 milioni di euro versati? Può fare le pulci al ministro per le condizioni capestro che si è fatto imporre dall’azienda farmaceutica alla quale si è rivolto? Può scoprire scandalizzato che Big Pharma, ovvero i colossi del settore, in sei mesi ha fatto guadagni colossali ed è schizzata in Borsa? No, se si conserva un minimo di decenza, non può.
In questa partita, la Repubblica non sta dalla parte della pubblica accusa, come è abituata a fare, bensì dalla parte degli accusati. Sospettata quantomeno di favoreggiamento. Perché se il governo italiano, sbagliando come tutti gli altri governi del mondo, ha buttato 200 milioni di euro in vaccini che ora dovremo pure smaltire, la colpa è sì dell’assurdo allarme dell’assurda Organizzazione mondiale della sanità, ma anche di chi lo ha rilanciato e amplificato a dismisura. Se il contratto firmato con la Novartis ci è sfavorevole, la responsabilità è di chi ha esercitato una pressione insostenibile sul ministro, mettendolo in una situazione di assoluta debolezza. Perché se un cliente richiede a un’azienda farmaceutica di produrre in due mesi un preparato che, con i vari test, necessiterebbe (poniamo) di sei mesi per essere messo a punto, è chiaro che questa, per accontentarlo, pretenda di essere sollevata da qualsiasi conseguenza derivante dalla fretta. Prova ne sia che la medesima cosa è successa in tutto il mondo.
E con ciò non vogliamo assolutamente difendere l’industria del farmaco, che anzi chi scrive ritiene abbia messo più di uno zampino nelle ultime Emergenze Sanitarie Planetarie. Ma solo fare sommessamente notare che i complici della «gigantesca speculazione» vanno ricercati tra chi ha soffiato sul fuoco, non certo tra chi ha cercato, invano, di spegnerlo.
E sì, cari colleghi. Se il vostro amico Rosario Trefiletti, il presidente di Federconsumatori che imperversa in tv e sulle vostre pagine, avesse veramente a cuore gli interessi dei cittadini, farebbe una bella class action contro Ezio Mauro e Carlo De Benedetti. Tranquilli, non accadrà.

Ma se mai ci dovesse essere una Norimberga su sars, aviaria, suina e altre pandemie immaginarie, il posto di voi repubblicones sarà sul banco degli imputati. E forse allora rimpiangerete di non aver mantenuto un discreto silenzio sul Grande Flop dei Vaccini: un po’ di vergogna vi avrebbe procurato almeno le attenuanti generiche.

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