Serbia al ballottaggio, Nikolic in pole position

All’indomani delle elezioni presidenziali e legislative in Serbia, il riformista europeista Boris Tadic e il conservatore Tomislav Nikolic hanno subito cominciato la nuova campagna elettorale per il ballottaggio del 20 maggio. Una sfida per la quale sarà decisivo l’appoggio del leader socialista Ivica Dacic, terzo sia nelle presidenziali che nelle legislative, e che per osservatori e analisti è risultato il vero unico vincitore. Il suo Partito socialista serbo (Sps), fondato da Slobodan Milosevic, ha infatti quasi raddoppiato i voti, salendo da meno dell’8% ottenuto nel 2008 a oltre il 14% di ieri, ponendosi così come terza forza del Paese alle spalle del Partito del progresso serbo (Sns) di Nikolic, dato poco sopra il 24%, e del Partito democratico (Ds) di Tadic, il presidente uscente, attestato al 22% circa. Anche nel voto presidenziale, che ha visto Tadic e Nikolic conquistare i maggiori consensi e andare così al ballottaggio del 20 maggio, il socialista Dacic ha fatto registrare un largo favore dell’elettorato conquistando il terzo posto con oltre il 14% dei consensi. Insomma, al secondo turno si ripeterà il duello andato in scena già due volte, nel 2004 e nel 2008 quando Nikolic uscì sconfitto dalle urne.
Oggi però il leader conservatore è in vantaggio. E Dacic si propone come autentico ago della bilancia sia per il ballottaggio fra Tadic e Nikolic, sia per la formazione di un nuovo governo. «Non sappiamo ancora chi sarà il nuovo presidente, ma sappiamo bene chi sarà il nuovo primo ministro», ha detto, non nascondendo le sue ambizioni di puntare alla guida del futuro governo di coalizione. Sembra più logico che Dacic si allei con Tadic, con il quale ha in comune una vicinanza politica di base e col quale ha collaborato negli ultimi anni nel governo di Mirko Cvetkovic, in qualità di ministro dell’Interno. Ma nulla è ancora deciso, e il conservatore Nikolic potrebbe riuscire a guadagnare i favori dell’ambizioso leader socialista, che nella notte si è congratulato con François Hollande per il successo nelle presidenziali francesi. Anche in Serbia come in Francia, ha detto, i socialisti devono stare al potere. E al partito fondato da Slobodan Milosevic, Dacic è riuscito a dare un’immagine di sinistra più moderata e europea. Lui stesso è a favore dell’ingresso della Serbia nell’Unione europea, anche se usa toni un po’ più duri rispetto a Tadic, sottolineando con più forza la necessità di difendere, con l’integrazione, gli interessi nazionali della Serbia.
Positivo il giudizio internazionale sul voto. «Progressi verso la costruzione di una piena democrazia», anche se il processo elettorale e il funzionamento dei media «non sono ancora del tutto trasparenti».

Così il coordinatore della missione di osservatori dell’Osce, l’italiano Matteo Mecacci, ha sottolineato come il voto si sia svolto in un’atmosfera pacifica, con tutti i partecipanti che si sono detti convinti della regolarità del processo elettorale e hanno accettato i risultati.

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