Arnold Schwarzenegger diventa una spia in Fubar, nuova serie di Netflix

L'ex Terminator torna a recitare ma su Netflix in una serie che miscela lo spy drama alla comicità. L'esperimento, però, non "buca lo schermo"

Arnold Schwarzenegger diventa una spia in Fubar, nuova serie di Netflix

È stato un culturista, poi è diventato un attore di successo grazie alla saga di Terminator che lo ha lanciato nel firmamento di Hollywood, fino a imporsi anche nel panorama politico americano tanto da vincere le elezioni nel 2003 e diventare il 38esimo Governatore della California, mandato che ha ricoperto fino al 2011. Dopo un periodo di assenza dalle scene – lo abbiamo visto ancora una volta nella serie di Terminator – Arnold Schwarzenegger è tornato in auge grazie al colosso dello streaming di Netflix che lo ha scelto per Fubar, serie tv action con i toni da commedia, disponibile qui in Italia dal 25 maggio. Un progetto che, almeno per il momento, non sta facendo molto parlare di sé anche se, nelle ultime ore, è balzato alla numero due della top ten dei prodotti più seguiti di Netflix. Di fatto, Fubar è un prodotto che esula da tutto quello che il colosso ha condiviso con il suo pubblico nelle ultime settimane, tanto è vero che non è facile trovare né il genere né il target giusto a cui poter indirizzare la nuova serie tv.

8 gli episodi che sono stati realizzati per una prima stagione esaltante ma che non è efficace fino in fondo, tanto da non riuscire a imbrigliare il pubblico in una storia complessa e sfaccettata. Il buon Arnold è ancora in forma, anche se non è più giovanissimo, ma il suo fisic du role è convincente. Ma, oltre a questo, Fubar è una grande occasione sprecata. Eppure, sul genere dello spy drama che intreccia l’azione, la commedia e la politica, Netflix pareva aver imboccato la strada giusta, invece così non è stato.

Padre e figlia che lavorano per la CIA

La serie porta il pubblico fin da subito al centro dell’azione. Troviamo Luke, agente pluridecorato della CIA, alle prese con la sua ultima missione prima della pensione. A causa della sua carriera da agente speciale, Luke è stato costretto a compromettere più volte la sua serenità in famiglia. È convinto, però, che una volta arrivata la pensione, di riuscire a ricucire lo strappo. Nonostante ciò, accetta una missione dell’ultimo minuto che lo vede costretto a rintracciare un signore della guerra e rubare una valigetta contenenti dei codici nucleari molto pericolosi. Il caso vuole che, proprio in questa missione, Luke scopre che anche Emma, la sua figlia più grande, è un’agente della CIA. Di fronte a una verità del genere, entrambi sono costretti a compromettere la missione pur di salvare la famiglia e loro stessi. La scoperta, però, apre una frattura tra Emma e Luke.

Si ride, si scherza ma in Fubar non c’è niente altro

Quella di Fubar è una serie che si prende in giro da sola. Consapevole dei suoi limiti e di una storia che non ha un margine di espansione, predilige puntare su una narrazione lineare e che miscela la tematica spy con quella della commedia senza far collidere i due universi. Infatti, durante la visione, più volte, si ride di gusto per le situazioni paradossali vissute da Luke e sua figlia. E su questo, tutto il merito è di Schwarzenegger che riesce a gestire molto bene i tempi comici e, soprattutto, gioca con il suo essere uomo tutto d’un pezzo che combatte apertamente i segni del tempo e dell’invecchiamento. Ma oltre a questo dettaglio, l’idea di base si snatura quasi subito, tanto è vero che Fubar non riesce proprio a emergere, arrancando in colpi di scena molto "telefonati", e impendendo al plot di mostrare le sue vere potenzialità che – fino alla fine – restano inespresse. A dirla tutta, se non ci fosse stato nel cast il buon Schwarzenegger, la serie sarebbe stata più dimenticabile di quanto sembra.

Una serie che è fuori tempo massimo

Dicevamo, la comicità non basta. Fubar, purtroppo, non convince solo perché la vicenda in sé non è per nulla originale e coinvolgente, ma più di tutto, sembra essere una serie per nulla moderna, come se uscisse da un tunnel spazio-temporale da un’epoca a noi lontana. È come se fosse arrivata dagli anni ’90. Manca il pathos, manca una trama attuale e specchio dei timori che oggi stiamo vivendo, e oltretutto, manca di aderenza con il corso che ha intrapreso Netflix con le serie di spionaggio e dalle sfumature politiche. Come può arrivare in streaming una serie come Fubar dopo The Night Agent che ha rilanciato il genere spy al grande pubblico? E come può calarsi in un contesto contemporaneo dopo gli intrighi politici (bellissimi) di The Diplomat? Tutto questo resta un mistero.

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Schwarzenegger che aveva "promesso di tornare a recitare

Il buon Arnold è un uomo di poche parole ma, di sicuro, è una persona che ha a cuore i suoi fan. Fin da quando era scaduto il suo mandato come Governatore aveva promesso che, presto o tardi, sarebbe tornato a recitare in un ruolo a lui congeniale. E benchè lo abbiamo visto nel fallimentare sequel di Terminator – e lui stesso ha rivelato che non tornerà più nei prossimi film del franchise, se mai ci saranno – ,e anche se attualmente è al lavoro su un possibile sequel di Conan, l’attore ha sempre ammesso che per il suo ritorno sulle scene aveva in mente qualcosa di grande. E così è stato. Recitare in una serie di Netflix è un’ottima vetrina, ma, in realtà, da un pezzo da novanta come Schwarzenegger ci si aspettava qualcosa di più.

Netflix, ma cosa mi combini?

Tempi bui per il colosso dello streaming. Sia la qualità dei suoi prodotti che i diversi cambi al vertice – è notizia di qualche giorno fa l’impedimento di condividere le password con amici e parenti – stanno portando Netflix a una rimodulazione del suo catalogo.

Tutto questo, inevitabilmente, riflette sulle serie tv che propone. Di fatto, fagocitati dall’algoritmo, pochi sono i prodotti di spicco e molti sono quelli che passano inosservato. Fa strano dirlo ma * è uno di questi. Nonostante l’impegno è una serie dimenticabile.

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