Le società italiane valgono come carta straccia: "I prezzi delle azioni non riflettono il valore reale"

Da Unicredit a Intesa Sanpaolo, all'indomani del giovedì nero il prezzo dei titoli non riflette più il valore materiale delle società. A luglio la Borsa valeva 20mila punti, oggi 14.500. L'analista Severino lancia l'allarme: "Per uscirne bisogna alzare il prezzo dei margini dei derivati"

Le società italiane valgono come carta straccia: 
"I prezzi delle azioni non riflettono il valore reale"

Milano - Ieri pomeriggio, ore diciassette e trenta, i segni rossi infestavano il Ftse Mib che chiudeva con un negativo del 6,15 per cento. La peggiore seduta da oltre due anni. Con una perdita di circa 21 miliardi di euro di capitalizzazione. La seduta choc di oggi fa il paio con il -6,65 per cento registrato il 10 agosto che aveva segnato il peggior tonfo dal crack di Lehman Brothers. Con il -6,15 per cento di ieri pomeriggio le perdite del Ftse Mib da inizio anno raggiungono, infatti, il -25,79 per cento. Oggi lo stesso spettacolo. Con le azioni che vengono vendute a prezzo di saldo. "I prezzi delle azioni non riflettono più il valore delle società - spiega l'analista Ulisse Severino - come la Borsa non riflette più lo stato di salute di un Paese".

Severino, le azioni non valgono più nulla...
"Saldi a piazza Affari, già. Da fine giugno a oggi le Borse si sono sgretolate con prezzi che hanno raggiunto livelli da saldo. Prendi le Generali: un tempo erano la Regina della Borsa. Prima della bolla americana, valeva 42 miliardi di euro."

Oggi?
"Non ho guardato gli ultimi saldi, ma ieri, dopo aver perso il 4,5 per cento, valeva appena 18 miliardi. Eppure ha asset investiti per oltre 470 miliardi."

Insomma, con quanto ce la portiamo a casa?
"Basterebbero 325 miliardi. Ogni giorno che passa la convenienza."

Sono tante le società in questa situazione?
"Vuoi l'elenco?"

Un esempio...
"Intesa Sanpaolo: nel gennaio 2007, al debutto su piazza Affari, la fusione tra i due istituti valeva circa 67 miliardi di euro. Ieri, dopo un calo di quasi il 10 per cento, vale meno di 20 miliardi. Nel 2006, prima ancora della fusione, Banca Intesa valeva circa 35 miliardi di euro. E stiamo parlando di un gruppo che, oltre agli immobili, può vantare il possesso di tele firmate da Balla e De Chirico. Tutto questo dimostra che il prezzo in quanto numero non significa nulla. Bisogna fare un passo in più, bisogna capire cosa c'è dietro..."

Ma la gente si chiede cosa sta comprando non copsa c'è dietro ai listini di piazza Affari...
"La differenza è tra il prezzo e il valore"

Cioè?
"Il prezzo è il numero che si vede in Borsa, il valore è un concetto più astratto. Come dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la Borsa è un orologio rotto che segna l'orario giusto solo due volte. Ecco, in alcuni casi prezzo e valore coincidono."

Un esempio presente sul mercato?
"Al giorno d'oggi non c'è."

Andiamo bene...
"Tutto è preso d'assalto dalla speculazione."

Eppure molti analisti dicono che la speculazione nn esiste.
"Se ai trader viene data la possibilità di operare a leva, chiunque può fare soldi. Quando un mercato è al rialzo, la speculazione va al rialzo; quando il mercato è al ribasso... la speculazione cerca sempre di cavalcare il trend di breve."

In concreto...
"Tre mesi fa, per esempio, il livello di short sui finanziari italiani era il doppio rispetto alla media dal momento che si scommetteva su quella che era la debolezza dell'Italia. Queste operazioni si sono, poi, tradotte nell'allargamento dello spread. Per farla breve: nel momento in cui le nostre banche, piene di titoli di Stato italiani, hanno dovuto valutare in tempo reale i propri attivi sul valore di mercato, hanno registrato perdite molto corpose."

Un effetto devastante?
"Se una banca - tanto per fare un esempio - capitalizza 20 miliardi di euro ma ha nel portafiglio 50 miliardi di Bond italiani e 20 miliardi di Nond di altri Paesi europei, che non siano i Bund tedeschi, a fronte di una perdita del 10 per cento l'istituto perde potenzialmente 5 miliardi della capitalizzazione appena effettuata. Non solo. Se questa perdita va poi a colpire qualche altro pezzo dell'attivo, per esempio gli immobili, è presto bruciata l'intera capitalizzazione. Questo a prescindere dell'andamento del business operativo dell'istituto. Per fare un esempio concreto, Unicredit ha recentemente rafforzato il patrimonio con aumenti di 6 miliardi di euro, eppure dopo il crollo di ieri vale solo 17,5 miliardi."

Stesso discorso per gli industriali?
"Identico."

Se la Borsa non riflette più il valore di una società, possiamo anche dire, più in generale, che non riflette più lo stato di salute di un Paese?
"Certamente. La Borsa è il luogo dove è possibile avere rendimenti più alti. Allo stesso tempo, però, non sai in quale lasso di tempo bruciare tutto. A luglio la Borsa valeva 20mila punti, oggi 14.500."

Soluzioni?
"Prima di tutto alzare il prezzo dei margini dei derivati."

In secondo luogo?
"La moral suasion. Lo ha detto anche papa Benedetto XVI"

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