Il film del weekend: "Hunger Games - La ragazza di fuoco"

Il secondo capitolo della saga non delude e conferma, nonostante la presenza di alcuni contenuti violenti, un potenziale educativo insolito per un blockbuster

Il film del weekend: "Hunger Games - La ragazza di fuoco"

La saga fantascientifica "Hunger Games", trasposizione sul grande schermo della trilogia di libri firmata da Suzanne Collins, continua ad affascinare con "La ragazza di fuoco", il suo secondo capitolo. La vicenda ricomincia, senza preamboli, da dove era terminato il primo film. Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence), dopo essere sopravvissuta agli Hunger Games, soffre di disturbi da stress post traumatico ma deve comunque partire per il Tour dei Vincitori assieme a Peeta (Josh Hutcherson), il finto fidanzato. I due sono diventati non solo popolarissimi, ma addirittura gli involontari artefici di un clima di rivolta nei distretti più poveri. Il Presidente Snow (Donald Sutherland) decide per questo motivo che devono morire e, allo scopo, organizza un’edizione speciale dei giochi in cui ad affrontarsi saranno tutti i vincitori delle passate competizioni.

Al regista Gary Ross, al cui uso di macchina a spalla e montaggio serrato si doveva lo stile ruvido e nervoso del primo episodio, è subentrato Francis Lawrence che ha beneficiato di un budget assai più elevato e ha potuto, quindi, mettere meglio a fuoco ambienti, situazioni e caratterizzazione dei personaggi. Il film, come si evince fin dal titolo, ha nella sua ipnotica protagonista il fulcro; i ruoli collaterali, anche se impersonati da nomi di prestigio come Woody Harrelson, Lenny Kravitz, Philip Seymour Hoffman e Donald Sutherland, funzionano da satelliti in orbita attorno ad una Jennifer Lawrence intensa e magnetica come non mai. La sua Katniss ha un carisma che nasce da fierezza indomita, coraggio e grande senso morale; eppure queste doti non la rendono distante o altera, perché si accompagnano a umane fragilità e il suo è l'eroismo scarno di chi conosce la paura ma deve venirci a patti per sopravvivere. I silenzi della ragazza e i molti primi piani fanno in modo che siano i suoi occhi a parlare e ad allacciare emotivamente il pubblico, creando una connessione di potente empatia. A lei è affidato il compito di smuovere le coscienze sia dentro sia fuori dal film e di incarnare il sole nascente della consapevolezza, quello che suggerisce che una solida etica interiore ha il potere di far implodere la dittatura dei disvalori. Siamo di fronte a un prodotto d'intrattenimento che, per quanto non immune dagli ormai usuali contenuti di violenza, può far riflettere le nuove generazioni sulla crescente disumanizzazione dell'individuo. Personaggi iconici, azione, dinamiche sentimentali, tracce di fantascienza e rimandi sociopolitici, donano a questa saga una maturità e uno spessore superiori a quelle che l'hanno preceduta.

Peccato che a

lasciare l’amaro in bocca sia il finale, un'interruzione inopportuna perché non conclusiva, che svilisce il bel film trasformandolo in un semplice episodio teso a destare interesse per il successivo, previsto tra circa un anno.

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