Con "Paradise Beach" lo squalo torna protagonista al cinema

Un solido thriller di sopravvivenza, ambientato in uno scenario naturale bellissimo e con una protagonista, Black Lively, in forma sotto tutti i punti di vista

Con "Paradise Beach" lo squalo torna protagonista al cinema

Tra le uscite estive della settimana ce n'è una che verrà apprezzata da chi al cinema non si diverte senza tensione e qualche sfumatura horror: "Paradise Beach - Dentro l'incubo", un film che segna la ricomparsa sul grande schermo di uno squalo degno della cattiva fama che il cinema ha regalato alla sua specie. Il predatore marino terrorizza spettatori da un paio di generazioni ma le pellicole dedicategli negli ultimi anni sono state a dir poco dimenticabili: le uniche degne di nota sono forse "Open Water" del 2003 e questa appena arrivata nelle nostre sale.

Nancy (Black Lively) è una studentessa di medicina che si reca in Messico in quella che in gioventù era la spiaggia preferita dalla madre, morta da poco di cancro. E' un luogo appartato e meraviglioso, conosciuto da pochissime persone. La ragazza cerca sollievo dal recente lutto, fa surf e assorbe la bellezza del paesaggio. Tutto procede al meglio fin quando uno squalo bianco le addenta una gamba. In preda al panico, Nancy trova rifugio prima sulla carcassa di un cetaceo e poi su un piccolo scoglio. La roccia però spunta appena fuori dall'acqua e quindi, a un certo punto, sarà sommersa dall'alta marea. La giovane deve fare appello al suo ingegno e a tutta la sua volontà per tentare di sopravvivere.

Considerando lo scenario lussureggiante, la bella ragazza bionda in bikini bloccata in mezzo al mare e il killer pinnato che le gira intorno, il rischio di veder realizzato un summer-movie abbastanza trash era alto, invece "Paradise Beach" è un solido film di genere.
Il ritmo è vivace, la fotografia di ottimo livello, la computer grafica più che accettabile e l'interpretazione della protagonista intensa. Blake Lively riesce a rendere palpabile il dramma di Nancy e lo fa senza mai eccedere con una recitazione sopra le righe. Il suo è l'unico personaggio sempre sulla scena, ad eccezione di un gabbiano ferito che diventa ben presto un compagno di sventura. Un escamotage per far parlare ad alta voce la protagonista nonostante sia da sola è quello di averla dotata di un background medico che fa sì che lei si rivolga a se stessa come se si prendesse cura di un paziente. Lo splendido scenario naturale è immortalato da più prospettive attraverso immagini aeree fino ad arrivare alle riprese con la GoPro.

La lotta tra l'essere umano e la forza bruta della Natura è credibile e, fatta eccezione per una parte finale in cui il realismo è annaffiato da un paio di ingenuità e da qualche eccesso retorico, il film intrattiene mettendo in scena verità e durezza.

Vale la pena ribadirlo: probabilmente "Paradise Beach", anche se privo di guizzi creativi particolari, è uno dei migliori shark-movie dai tempi del capostipite del genere, "Lo Squalo" di Steven Spielberg.

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