La nuova sfida: da meteora a realtà

Il patron magnate thailandese del Leicester: "Non vendiamo nessuno"

La nuova sfida: da meteora a realtà

Lo ha promesso Ranieri, l'ha ribadito subito dopo la proprietà. L'inatteso trionfo in Premier League non è un punto d'arrivo, ma una formidabile occasione di crescita. Perché grazie ai 200 milioni di euro che il Leicester incasserà il prossimo anno - tra partecipazione in Champions League, diritti tv e ricavi dalla biglietteria - potrà consolidare il suo nuovo status. Non per rivaleggiare con i top-team forse, ma sicuramente per evitare di diventare la meteora di una stagione.

I presupposti ci sono tutti: la generosa ricchezza del presidente Vichai Srivaddhanaprabha che cinque anni fa ha salvato il Leicester dalla bancarotta; una squadra relativamente giovane; la determinazione a non accontentarsi. Condivisa dai giocatori che non sembrano aver fretta di traslocare in piazze più rinomate. «Non siamo una squadra che fa crescere i giocatori per altre squadre - la promessa di Aiyawatt, figlio del presidente -. Vendere non rientra nei nostri piani. Tutti vogliono restare e lottare insieme per vedere dove possono arrivare». Perché il miracolo Leicester - 330mila abitanti, con una media spettatori di 32mila unità - è frutto anche di una scrupolosa programmazione.

Dal suo arrivo il milionario Thai, accreditato di un patrimonio personale di oltre tre miliardi di dollari grazie al business dei duty-free, ha investito 200 milioni di euro nel club: non solo per la squadra ma anche nelle strutture, a dimostrazione di un progetto a lungo termine.

Così il futuro del Leicester, dopo il primo titolo in 132 anni di storia, appare più splendente che mai, dall'alto di un fatturato che - secondo le ultime stime - è destinato a salire a 450 milioni di euro. E c'è ancora chi la considera una provinciale.

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